Pubblicato su Il Messaggero Veneto
di Mauro Cedarmas
L’impatto reale della riforma della magistratura oggetto del prossimo referendum sui processi e sull’amministrazione della giustizia italiana – che soffre di problemi strutturali ben noti, quali carenze croniche di personale, sottofinanziamento e una stratificazione normativa spesso incoerente – sarà sostanzialmente nullo.
Secondo molti osservatori, essa non renderà la giustizia né più rapida né più equa: riguarda una percentuale minima della magistratura e incide in misura assai limitata sulla vita concreta dei cittadini. Appare piuttosto come un intervento volto a tutelare e rafforzare la classe politica nell’esercizio del potere. Non solo non se ne avverte la necessità, ma ritengo che non ve ne sia affatto bisogno.
È indubbio che il sistema giudiziario necessiti di riforme profonde: nei procedimenti, nei tempi e nell’organizzazione. Tuttavia, non comprendo – e soprattutto non condivido – la scelta di intervenire su numerosi articoli della Costituzione, ossia sull’architettura fondamentale dello Stato di diritto. Una revisione costituzionale non è un intervento tecnico, bensì un atto politico di altissima rilevanza, che richiederebbe un consenso ampio e una giustificazione ben più solida di quella finora fornita.
La Costituzione repubblicana ha garantito al Paese oltre settantacinque anni di stabilità; ha accompagnato la trasformazione dell’Italia in una grande potenza economica e ha posto le basi di un modello di welfare fondato sulla sanità e sull’istruzione pubbliche. Alterarne l’equilibrio senza una necessità stringente e condivisa significa mettere mano a un patto fondamentale che ha funzionato, garantendo diritti, coesione sociale e pace. Farlo senza un’adeguata motivazione comporta il rischio di indebolire l’impianto democratico che conosciamo. E questo, per quanto mi riguarda, è un rischio che non dobbiamo correre.
Per questo è importante esprimere il proprio voto e farlo a tutela della Costituzione: un testo nato dalla Resistenza, frutto di un alto compromesso tra culture politiche diverse e, ancora oggi, la migliore garanzia di pace, libertà e giustizia sociale.


