di Riccardo Pieroni
Dopo le vittorie del “campo largo” in Campania e Puglia il centrodestra torna a parlare di legge elettorale. In particolare è Fratelli d’Italia a riaprire il cantiere delle riforme, da mesi in stand-by e adesso nuovamente “in funzione”. Il partito di Giorgia Meloni vuole modificare il sistema di voto che regolerà la sfida tra centrosinistra e centrodestra alle elezioni politiche del 2027.
«Invece di aprire un dibattito pubblico sull’attuale legge elettorale, la maggioranza preferisce confrontarsi nel chiuso delle segrete stanze. Non mi pare che il centrodestra stia perseguendo l’interesse generale. Sono invece seriamente preoccupati del rischio di una sconfitta se il campo largo si presenterà unito alle prossime elezioni politiche», spiega a Today.it Federico Fornaro, deputato del Partito democratico e componente della commissione Affari costituzionali alla Camera.
“Spieghino perché va cambiato il Rosatellum”
Fornaro è uno dei parlamentari più esperti di leggi elettorali e invita i partiti di centrodestra a spiegare perché siano necessarie delle modifiche al sistema di voto: «Non è questo un buon viatico per aprire una discussione nelle sedi parlamentare su una nuova legge elettorale. Spieghino prima perché bisogna cambiare il Rosatellum». Secondo il deputato del Partito democratico il centrodestra appare incoerente sul tema: «C’è una palese contraddizione nelle recenti prese di posizione della maggioranza. Da un lato sbandierano i record di longevità del governo e poi propongono di cambiare la legge con cui è stato eletto il Parlamento che ha garantito questa stabilità. È vero che il Rosatellum non garantisce la vittoria di una maggioranza certa, ma al tempo stesso ha dimostrato di non essere d’intralcio al raggiungimento dell’obiettivo di garantire maggioranze stabili».
All’interno della maggioranza non tutti hanno la stessa fretta di cambiare le regole del gioco. «La legge elettorale? Mi interessa men che meno», ha dichiarato il segretario della Lega Matteo Salvini. Il suo capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha spiegato come il partito sia contrario all’eliminazione dei collegi uninominali: «Per noi è il modello migliore, perché è quello dove un partito come la Lega, soprattutto in una regione dove è forte, può esprimere un valore aggiunto e quindi avere una rappresentanza maggiore». A detta di Fornaro la Lega difende i collegi per meri interessi di partito: «Al Nord riesce a garantirsi una rendita di posizione rispetto al risultato nella parte proporzionale. La questione vera è la dimensione dei collegi uninominali: più sono estesi e minore è la riconoscibilità dell’eletto da parte degli elettori. Diverso era il collegio del Mattarellum in cui il cittadino conosceva il suo parlamentare perché poteva incontrarlo al mercato sotto casa».
«Listini bloccati? Allontanano gli elettori»
L’ipotesi su cui sembra puntare molto Fratelli d’Italia è quella di tornare a un sistema proporzionale con listini dei candidati bloccati e soglie di sbarramento non troppo elevate. «I listini bloccati sono tra i responsabili della crescita dell’astensionismo perché oggettivamente sottraggono agli elettori il diritto di poter scegliere i propri rappresentanti. Sono dunque uno strumento di selezione degli eletti da maneggiare con molta cura, come ci ha ricordato la Corte Costituzionale nelle sue sentenze sul Porcellum e sull’Italicum», spiega a Today.it Fornaro. «Attenzione poi ai giochi di parole perché se a un sistema elettorale fondato sulla formula proporzionale si aggiunge un premio di maggioranza abnorme non si può più parlare di proporzionale».
Ma c’è un modello di sistema di voto che fa comodo al caso italiano? «Non esiste una legge elettorale perfetta. Questa è la ragione per cui nella Costituzione non trovate riferimenti ai sistemi elettorali che sono, invece, come un abito su misura rispetto alla fase storica a cui si deve applicare», afferma a Today.it il deputo del Partito democratico. Secondo Fornaro ci sono alcuni aspetti meritevoli di maggiore attenzione: «Oggi credo sia prioritario affiancare a limitati incentivi alla stabilità degli esecutivi il tema della rappresentanza, oltre a ridare ruolo e centralità al Parlamento. In estrema sintesi una buona legge elettorale deve essere in grado di raggiungere un corretto equilibrio tra le esigenze di governabilità e quelle della rappresentatività».
Non vanno poi sottovalutati i segnali – negativi – che provengono dai dati sull’affluenza, come testimoniano anche le regionali in Campania, Puglia e Veneto. «Non si può ignorare la costante crescita dell’astensione, spia di un malfunzionamento del sistema democratico. Bisogna concretamente contrastare la fuga dalle urne, anche attraverso lo strumento della legge elettorale», spiega Fornaro. Il deputato del Partito democratico si sofferma poi sulle recenti polemiche tra Fratelli d’Italia e Quirinale e l’ipotesi di un “disegno” che mira a individuare il successore di Sergio Mattarella: «Mi pare che si sia ancora lontano dal semestre bianco, il periodo tradizionalmente dedicato alla ricerca dei profili e delle alleanze per il Quirinale. La corsa alla presidenza della Repubblica per alcuni aspetti assomiglia alle volate ciclistiche: vince non chi parte per primo, ma chi si muove al momento giusto».

