Intervista a La Nazione
di Emanuele Baldi
«L’astensionismo è un fiume in piena e gli argini possono essere i partiti, i sindacati, la società civile». Così sentenzia il parlamentare dem Federico Fornaro che alle 17 di oggi, ospite di Valdo Spini alla Fondazione Circolo Rosselli, presenterà il suo volume Una democrazia senza popolo. Astensionismo e deriva plebiscitaria nell’Italia contemporanea. A moderare l’incontro la caporedattrice de La Nazione Erika Pontini. 
Fornaro, la Toscana però, e in particolare Firenze, è ancora un’Isola felix per quanto riguarda l’affluenza alle urne.
«Sì, qui come in Emilia Romagna e in Trentino resta l’imprinting di una cultura “doveristica” legata al voto».
Secondo alcuni addetti ai lavori però stavolta anche in Toscana si rischia un’affluenza sotto il 50%. Lo ritiene probabile?
«Beh, è possibile. Diciamo che può finire poco sopra così come poco sotto questa soglia percentuale. Se dovessi fare una previsione però direi che andrà a votare tra il 50 e il 60% degli elettori».
Disaffezione anche qui?
«Più che altro i toscani sono davanti a una sfida piuttosto scontata. Salvo miracoli, il centrodestra non ha speranze. Poi, può perdere un po’ meglio del previsto ma insomma non c’è la corsa al voto. C’è comunque sempre da tenere conto di quello che io chiamo astensionismo intermittente».
Ovvero?
«Quel 40% di elettori che ormai decidono solo nell’ultima settimana se andare a votare e per chi».
Perché la sinistra radicale non sfonda?
«Perché Avs cresce e ora intercetta molto del voto utile di quell’area».

