Colombo e Jahier: le priorità politiche del Cese per il semestre Ue

Anna Colombo e Luca Jahier - Asvis.it
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Mario Rossi - La Repubblica

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Pubblicato su Asvis.it

di Anna Colombo e Luca Jahier

Il Comitato economico e sociale europeo sollecita una svolta nel Semestre 2026: colmare il deficit di investimenti, integrare i mercati dei capitali, rafforzare la governance sociale e coordinare la difesa Ue.

La Sezione economica e monetaria (Eco) del Comitato economico e sociale europeo (Cese) ha approvato il 5 febbraio all’unanimità (preludio di un simile risultato alla prossima plenaria) un parere che contiene una serie di raccomandazioni incisive di commento al Pacchetto autunnale del semestre europeo 2026. Il Cese delinea una risposta europea unitaria alle molteplici crisi, dall’instabilità geopolitica alla crisi climatica e al sempre più drammatico gap tecnologico e digitale europeo, passando anche per la sfida demografica.

Il punto di partenza è senza mezzi termini: il “tallone d’Achille” cronico dell’Europa è la carenza di investimenti. Questo gap mina la produttività, l’innovazione e, in ultima analisi, la sovranità strategica del Continente. “Comprendere senza agire è insufficiente“, si legge nel testo, che critica per il secondo anno consecutivo l’assenza della Relazione annuale sulla crescita sostenibile (Asgs) dal pacchetto, ritenendola uno strumento analitico integrato e prospettico di cui l’UE ha disperato bisogno.

Le raccomandazioni del Comitato possono condensate in cinque priorità politiche cardine:

  1. Investimenti su larga scala. Il Cese rilancia con forza la necessità di una capacità fiscale comune, sostenuta dall’emissione mirata di debito europeo, e di strumenti permanenti di stabilizzazione macroeconomica, sul modello del successo dello strumento Sure. Senza un salto di qualità negli investimenti in infrastrutture, tecnologie, welfare (senza dimenticare le politiche per la casa) e capitale umano, l’Europa non potrà competere.
  2. Mercati dei capitali integrati. La frammentazione finanziaria è un ostacolo politico ed economico. Il Comitato propone una soluzione radicale: chiede alla Commissione di valutare se un quadro normativo simile allo statunitense National securities markets improvement act (Nsmia) del 1996 possa essere un modello per semplificare l’accesso transfrontaliero, ridurre la frammentazione regolamentare e creare finalmente un vero mercato unico dei capitali. Solo così il risparmio europeo potrà finanziare gli investimenti europei.
  3. Governance economica e sociale rafforzata. La risposta dell’UE deve coniugare competitività ed equità sociale. Il Cese chiede una revisione della Procedura per gli squilibri macroeconomici (Mip), un Quadro di indicatori sociali (social scoreboard) potenziato e l’introduzione di indicatori di benessere cosi come proposto dal Joint research centre. L’architettura di governance deve trattare la convergenza sociale alla stregua della sorveglianza fiscale. La semplificazione normativa non può dimenticare i benefici del modello sociale europeo e non può rischiare di impattare negativamente gli investimenti “green”, così importanti per competitività e resilienza collettive.
  4. Il capitale umano come infrastruttura strategica. Il Cese giudica molto positivamente la nuova raccomandazione contenuta nel pacchetto della Commissione, perché formazione, competenze e riconoscimento reciproco dei titoli non sono un optional, ma una necessità strategica. E’ però tempo di passare dalle parole ai fatti, dando precise indicazioni per investimenti cogenti agli Stati membri.
  5. Cooperazione europea in materia di difesa. Rafforzare la capacità difensiva autonoma è essenziale, ma la spesa nazionale non coordinata rischia di generare inefficienze e nuova dipendenza da fornitori extra-UE. Il Cese chiede alla Commissione di rafforzare le condizionalità per gli appalti collaborativi, di dare priorità a progetti veramente europei e di ancorare gli investimenti per la difesa in una strategia di governance coesa dell’UE.

Infine, il Comitato sottolinea con un’immagine vivida la necessità di un Semestre europeo più democratico: “Le parti sociali e la società civile non devono essere osservatori passivi, ma artefici attivi delle riforme strategiche di cui l’Europa ha bisogno. Devono veramente sedere al tavolo, e non essere semplicemente nel menu“. Il Cese si dichiara pronto a sostenere pienamente un Semestre europeo all’altezza delle ambizioni comuni: competitività, resilienza, coesione sociale e territoriale e sovranità europea.

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