di Daniela Preziosi
«Quel simbolo è rimasto, un simbolo di continuità, di amore, di resilienza». Le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa, con cui ieri ha commemorato la nascita del suo partito – il Movimento sociale italiano, era il 26 dicembre 1946 – elogiando la «fiamma», hanno provocato la dura reazione del Pd. La coincidenza è significativa: oggi e domani a Reggio Emilia si celebrerà l’82esimo anniversario dell’eccidio dei fratelli Cervi, i sette contadini antifascisti trucidati dai repubblichini. I padri del Msi. Saranno due giorni di manifestazioni e dibattiti. Ci sarà anche Silvia Salis, sindaca di Genova, città che si è liberata da sola dal fascismo. A officiare sarà Vasco Errani, che ha sostituito la stimatissima Albertina Soliani alla guida dell’Istituto Alcide Cervi. Alcide, quel «papà» Cervi che nel 2000 Silvio Berlusconi, da Porta a Porta, chiese di conoscere. Ma era morto trent’anni prima.
Errani, già presidente dell’Emilia-Romagna, senatore, fondatore di Liberi e Uguali con l’amico di sempre Pier Luigi Bersani e con Massimo D’Alema, poi se n’era rimasto un po’ in disparte. Non prima di aver contribuito all’elezione nella sua regione di Elly Schlein. Oggi, da presidente dell’istituto, spiega che si impegnerà «per affermare. che l’antifascismo è un’idea più che attuale, con quello che sta succedendo nel mondo e in Italia. Oggi sembra che l’unico elemento che spinge avanti la storia sia la. forza militare, quella del business, e dell’arroganza».
Partiamo da La Russa: la seconda carica dello Stato commemora la nascita del Msi con parole che il Pd considera «inaccettabili». Lei, da neopresidente dell’Istituto Cervi, come le considera?
Che tristezza. Ma la nostra risposta è nel nostro lavoro e nella storia. Ci diamo un altro compito: coltivare il valore dell’antifascismo per dare un contributo a costruire un futuro migliore.
Per Meloni e La Russa l’antifascismo non è un valore.
Tutti i tentativi di riscrivere la storia si infrangono sull’eccidio dei Cervi, sulle stragi dei civili a Marzabotto, a Stazzema. Il presidente Sergio Mattarella ci ricorda che la Costituzione è antifascista, che la Repubblica nasce dalla Resistenza: un grande processo storico che ha fondato l’identità dell’Italia. La destra ha difficoltà a riconoscere la vera identità dell’Italia. Segno di un problema irrisolto. Come anche oggi si è dimostrato.
Un problema che non interessa al 30 per cento degli italiani, che vota un partito con la fiamma fascista nel simbolo.
Il 30 per cento di chi? Oggi il 50 per cento degli italiani non vota. Dopodiché è quello che sta succedendo nel mondo a rimettere il tema all’ordine del giorno. Serve un nuovo progetto di resistenza come nuovo progetto di democrazia. Non è un tema di parte, è un tema di tutti.
Le torsioni autoritarie, da Trump a Putin, non si richiamano alle esperienze storiche del nazifascismo. L’antifascismo è ancora utile per rispondere a questa tendenza globale?
Diceva Umberto Eco che il fascismo non è stato solo un regime ma un modo di pensare. La storia della Resistenza non è solo la lotta armata contro il nazifascismo ma la storia di una grande aspirazione alla libertà e alla pace come grande progetto per l’umanità. Per questo si misero insieme ragazze e ragazzi con culture, fedi, ideologie diverse, ma che si ritrovarono in un progetto di democrazia. Ecco perché proprio oggi l’antifascismo ha un valore fondamentale.
In Italia c’è anche un antifascismo militante, quello dei giovani che praticano piazze “combat”.
Sono contro ogni forma di violenza, è sempre sbagliata. E crea un problema serio nel rappresentare la libertà e i valori di chi ha fatto la Resistenza.
Ciclicamente a sinistra ci si pone una domanda: l’antifascismo porta voti?
Intanto è un valore fondamentale per ridare all’Italia un ruolo in Europa e nel mondo. E non un valore di una parte. Come disse il presidente Ciampi, la Resistenza ha ridato dignità al popolo italiano dopo la vergogna del ventennio fascista. Poi è chiaro che non si tratta solo di studiare la storia, che non è neanche poco. Serve riaffermare questi valori. Ma come? C’è una battaglia culturale da fare: ridare, a partire dalle scuole, il senso del percorso storico del paese, restituirgli profondità, non fermarsi ai tweet, ai post.
Oggi la sinistra è attrezzata a sfidare questa destra?
Una premessa: una cosa è l’Istituto Cervi, un’altra sono le mie opinioni politiche. Per me la destra non è invincibile. Ma la sinistra deve impegnarsi a costruire un progetto per il paese che dia una prospettiva, un futuro. Non deve farsi inchiodare alla narrazione che nega i problemi reali delle persone. È falsa. Va fatta emergere questa falsità.

