Fornaro: papa Pertini. Una biografia del presidente partigiano pop

Federico Fornaro - La Stampa
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Mario Rossi - La Repubblica

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Pubblicato su La Stampa

di Federico Fornaro

Le immagini del presidente della Repubblica chino sulla bara al funerale dell’operaio e sindacalista genovese Guido Rossa, ucciso dalle Brigate rosse e della visita in Irpinia nell’immediatezza del devastante terremoto del 1980, sono entrate a far parte dell’album fotografico della nostra Repubblica. Quel “presidente partigiano”, espressione entrata anche nel testo di una famosa canzone di quegli anni, rispondeva al nome di Alessandro “Sandro” Pertini, certamente uno dei più amati e ricordati inquilini del Quirinale, ancora oggi rimpianto in molti post sui social, in apparente contraddizione con il carattere corrosivo e dissacrante di questo media. A centotrent’anni dalla nascita e a trentasei dalla morte arriva ora in libreria, edita da Salerno, la biografia completa dal titolo Sandro Pertini, scritta da Gianluca Scroccu, docente di Storia contemporanea all’Università di Cagliari.

Pertini nacque, il 25 settembre 1896, a Stella, un piccolo paese dell’entroterra savonese. Il padre era un agiato proprietario terriero e la giovinezza di Sandro fu quella di un figlio di una famiglia benestante. Come per Giacomo Matteotti, la condizione privilegiata non gli impedirà di schierarsi dalla parte dei contadini e degli operai che reclamavano il diritto a un lavoro e a una vita dignitosa, diventando per questo facile bersaglio delle violenze fasciste.

Pertini si avvicinerà al socialismo negli anni del liceo e non rinnegherà questa scelta di vita neppure quando sarà chiamato a difendere la patria nelle trincee della prima guerra mondiale. Poche settimane dopo l’assassinio di Matteotti scriverà al segretario del Psu di Savona per chiedere la tessera del partito di cui era stato segretario il martire socialista, chiedendo che la data d’iscrizione fosse retrodatata al 10 giugno 1924.

Laureato sia in Giurisprudenza sia in Scienze sociali, avvocato, antifascista intransigente, più volte bastonato, fu arrestato per la prima volta dalla polizia fascista il 22 maggio 1925. Nonostante la repressione del regime, partecipò in prima persona alla rocambolesca fuga in Francia, a bordo di un motoscafo, di Filippo Turati, uno dei suoi maestri, l’11 dicembre 1926. Esule a Nizza si adatterà a lavorare come lavamacchine e manovale, sarebbe tornato in Italia e arrestato a Pisa il 24 aprile 1929. Condannato nel novembre dello stesso anno a dieci anni di carcere, inizierà, accompagnato dalla tubercolosi, la sua “via crucis laica” in diverse carceri tra cui Turi dove conobbe Gramsci, e poi anche nelle isole confinarie di Ponza e Ventotene.

Dopo il 25 luglio 1943, partecipò alla ricostituzione del Partito socialista e poi alla Resistenza, come capo militare delle brigate “Matteotti” e rappresentante nel Clnai. Tra le file partigiane conobbe Carla Voltolina, di venticinque anni più giovane di lui, che avrebbe sposato l’8 giugno del 1946, qualche giorno dopo la nascita della Repubblica. A guerra finita, nel dibattito interno al Partito socialista si schierò su posizioni autonomiste e divenne assertore dell’idea che l’unità interna fosse un bene da preservare a ogni costo.

Sebbene non fosse mai stato chiamato a ricoprire incarichi di governo nella stagione del primo centro-sinistra, Pertini nel 1968 venne eletto presidente della Camera (riconfermato anche nella successiva legislatura fino al 1976), inaugurando così una nuova dimensione della sua vita politica che si sarebbe poi completata con l’elezione, a larghissima maggioranza, a 82 anni, a presidente della Repubblica il 9 luglio 1978.

Da uomo delle istituzioni, Pertini si dimostrò capace di innovare nel linguaggio – è stato definito un “presidente pop” – e nei comportamenti, iniziando ad esempio a ospitare a Montecitorio le scolaresche, con il dichiarato obiettivo di rilanciare la centralità del Parlamento. Quando salì al Quirinale l’Italia era ancora ferita e lacerata dagli anni di piombo e dall’omicidio di Aldo Moro. A essere valorizzata nella sua presidenza, più che la sua lunga militanza socialista, fu così la sua figura di intransigente oppositore del fascismo e protagonista della Resistenza: un argine contro gli attacchi agli ideali partigiani e alla stessa Costituzione.

Pur nella evidente diversità dei ruoli, secondo l’autore, Pertini per il suo stile può essere accomunato a papa Francesco in ragione delle «scelte relative al modo di interpretare il loro ruolo, anche sul piano pratico, come quella di non dormire nei luoghi del potere o di dimostrare una certa frugalità nell’esercitare le proprie prerogative».

Il settennato diede certamente a Pertini una straordinaria popolarità, proprio per la sua capacità di interpretare il sentimento diffuso di critica contro il “Palazzo”, pur senza mai cedere a forme di sterile populismo e anzi rafforzando l’immagine e la funzione della più alta istituzione repubblicana. L’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha giustamente ricordato come «l’integrità di Pertini, e la sua irruenza, lo rendevano spesso scomodo anche alla sua parte politica. Quella coerenza colpì positivamente gli italiani, che lo hanno stimato proprio perché ne coglievano la sincerità, l’umanità, la ricerca autentica dell’interesse generale».

Un’Italia popolare che ha amato e continua a conservare un ricordo positivo di un uomo che è stato capace di legare, con straordinaria coerenza, le battaglie per la libertà e la democrazia con la lotta per la giustizia sociale e la difesa dei diritti degli ultimi.

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