di Federico Fornaro
La Repubblica italiana festeggia ottant’anni quest’anno. Dopo vent’anni di dittatura fascista e una guerra mondiale che aveva devastato il paese, il 2/3 giugno 1946, gli italiani (e per la prima volta nella storia della nazione anche le italiane) furono chiamati a scegliere con un referendum istituzionale la forma dello stato.
«Mai nella storia è avvenuto» – ebbe a osservare Piero Calamandrei – «né mai ancora avverrà che una repubblica sia stata proclamata per libera scelta di popolo mentre era ancora sul trono il re».
Non fu un esito scontato come nelle attese della vigilia e alla fine la vittoria arrise alla Repubblica con il 54,3% dei voti, con un’affluenza dell’89,1% e una geografia elettorale molto differente tra Nord e Sud.
Da allora nessuno ha neppure immaginato di rimettere in discussione quella scelta popolare per tornare indietro ai tempi in cui gli italiani erano sudditi dei Re di casa Savoia.
Con l’ambizioso obiettivo di non fermarsi a una retorica celebrazione, è oggi disponibile il Lessico per la Repubblica. Dal risorgimento all’integrazione europea, edito da il Mulino, sotto la direzione scientifica di Maurizio Ridolfi, professore ordinario di storia contemporanea presso l’università della Tuscia.
Il percorso del volume che affronta il tema della Repubblica in oltre 900 pagine, affidandolo a oltre cento studiosi di diversa formazione e generazione, muove dal Risorgimento, anche se l’ideale repubblicano affonda le sue radici nella storia della res pubblica della Roma antica e nella stagione delle repubbliche marinare, in primis con la Serenissima veneziana, per poi essere potentemente rilanciato con la rivoluzione francese del 1789 e diventare quindi la stella polare dei patrioti risorgimentali e poi delle forze progressiste nel segno dell’eguaglianza sociale e politica dei cittadini.
«Il progetto si colloca nell’orizzonte di una “Italia civile”» – scrive Ridolfi nel saggio introduttivo – «che voglia colmare i propri vuoti di memoria e che necessita di un dialogo rinnovato tra le diverse generazioni, mettendo a fuoco contraddizioni e problemi intorno a parole il cui significato e il cui senso storico possano essere compresi, per tornare ad animare il discorso pubblico altrimenti impoverito e privo di aderenza ai valori propri della tradizione civile repubblicana».
La finalità del progetto non é però quella di limitarsi all’allestimento di un “dizionario”, inteso come mero strumento di consultazione, ma piuttosto di costruire un “lessico” che possa consentire al lettore una fruizione più ampia e interdisciplinare con contributi con soltanto di storici, ma anche di studiosi dei linguaggi, dei media, delle rappresentazioni visuali e simboliche, nell’ambito di una interazione tra la storia contemporanea e quella dell’integrazione europea.
La scelta della composizione e il lemmario del Lessico sono stati individuati attraverso le pratiche e i linguaggi della public history, un approccio che porta la disciplina fuori dalle aule dell’accademia con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico nella ricerca, produzione e diffusione della storia.
Accanto a lemmi più tradizionali come quelli, ad esempio, su Mazzini e la Giovine Italia oppure sull’Assemblea Costituente, il lettore potrà così trovare approfondimenti sui Burattini e marionette repubblicane e i Catechismi repubblicani oppure sull’ Immaginario repubblicano tramite il cinema e L’obiezione di coscienza e militari nell’Italia repubblicana.
Assumendo come data periodizzante quella del referendum del 2/3 giugno 1946, il volume è suddiviso tra una prima parte dedicata a La Repubblica immaginata e in azione (1796-1945) e una seconda incentrata su La Repubblica, l’Italia e l’Europa: istituzioni, linguaggi e rappresentazioni (1946-2024), entrambe articolate su parole chiave e caratteri identitari.
Siccome nell’immaginario comune la repubblica è oggi identificata con la democrazia, a sua volta caratterizzata da una fase di fragilità con elevati tassi di astensionismo, di sfiducia nei confronti delle istituzioni, la lettura del Lessico rappresenta uno strumento utile per comprendere meglio le difficoltà del presente e riandare al significato profondo dei passaggi chiave della nostra storia repubblicana, oltre a ripercorrere le storie dei protagonisti e delle culture politiche, in una nazione ancora caratterizzata da “memorie divise”.
In un epoca in cui attraverso i social viene spesso diffusa a piene mani una propaganda anti-europeista, inoltre, rileggere voci come quelle dedicate ad Altiero Spinelli e il federalismo europeo e ad Alcide De Gasperi “padre” della Repubblica e dell’Europa, ma anche quelle su Enrico Berlinguer e il comunismo italiano tra Repubblica ed Europa e Carlo Azeglio Ciampi. Il Patriottismo repubblicano e la patria comune europea, per citarne solo alcune, aiuta a ricordare la complessità di questi ottanta anni della nostra Repubblica, sottoposta prima allo stress della guerra fredda, poi della stagione della strategia della tensione e del terrorismo e da ultimo dall’attacco dell’anti politica seguito al crollo della “Repubblica dei partiti” dopo Tangentopoli e oggi da livelli di diseguaglianza sociale e economica senza precedenti.
Oggi più che mai l’Italia democratica appare aver bisogno di rielaborare i linguaggi di un patriottismo repubblicano che, depurato dagli eccessi retorici, possa anche contribuire al rilancio di una coscienza e di un’unità europea solidale quanto mai necessarie in questa fase così complessa e convulsa della politica internazionale.

