Scotto: via dall’Italia chi finanzia Hamas, ma no lezioni dalla destra

Niccolò Carratelli - La Stampa
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Mario Rossi - La Repubblica

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Intervista a La Stampa

di Niccolò Carratelli

Arturo Scotto, deputato del Pd e componente di uno degli equipaggi della Flotilla per Gaza, cosa pensa dell’inchiesta di Genova sui finanziamenti ad Hamas?

«Penso che le indagini debbano andare avanti e ho piena fiducia nel lavoro della magistratura. Se i soldi destinati agli aiuti umanitari per i palestinesi sono stati usati per finanziare Hamas, chi lo ha fatto non è il benvenuto nel nostro Paese».

Mohammad Hannoun, lei lo ha mai incontrato?

«Non escludo di averlo incrociato in qualche manifestazione, ma non ho rapporti con lui. Ricordoche, quando ero capogruppo di Sel, ero stato invitato a una loro iniziativa a Milano, ma poi avevo declinato. Del resto, rappresentava un’associazione per l’amicizia con il popolo palestinese, come ce ne sono tante».

Difficile distinguere tra quelle davvero umanitarie e quelle che aiutano i terroristi?

«Noi parlamentari partecipiamo a iniziative, convegni, manifestazioni, incontriamo molte realtà associative. In questi ultimi anni, c’è stata una forte mobilitazione per la causa palestinese e, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di persone che non hanno secondi fini. Io ho negli occhi un’altra Genova».

Quale?

«Quella. di “Music for peace”, l’organizzazione che ha raccolto 300 tonnellate di aiuti umanitari per Gaza, di cui solo una piccola parte è stata caricata sulle barche della Flotilla. Studenti, pensionati, operai,k cittadini comuni impegnati per sostenere un popolo martoriato».

Che fine hanno fatto quegli aiuti?

«Una parte è bloccata da più di un mese ad Hamman, in Giordania. Nessuno sta facendo nulla per farli arrivare a Gaza. Ricorda cosa diceva Meloni? “Una missione inutile, li possiamo portare noi in poche ore”. Non ci sono riusciti nemmeno in tre mesi, anche gli aiuti del programma “Food for Gaza” del governo sono fermi».

I soldi per Hamas arrivano e gli aiuti per la popolazione no?

«Il punto è supportare le Ong che lavorano sul campo, riconosciute in tutto il mondo per esperienza e affidabilità. Loro hanno i canali giusti e non possono essere sospettate di connivenza con Hamas. Ma organizzazioni come Medici senza frontiere, Emergency o Save the children ora non possono arrivare a Gaza e in Cisgiordania, a causa delle nuove norme decise dal governo israeliano».

Comunque, anche sulla Flotilla si erano gettate ombre per presunti collegamenti con Hamas. 

«Chi ha organizzato e supportato la Flotilla, lo ha fatto in una cornice di legalità. Illegale, invece, è stato il comportamento di molti governi occidentali, compreso quello italiano, che si sono girati dall’altra parte, non hanno riconosciuto lo Stato di Palestina, né hanno sospeso l’accordo di cooperazione commerciale con Israele».

Resta il fatto che il movimento proPal è infiltrato da estremisti che inneggiano al 7 ottobre e da affiliati ad Hamas. Questo è un problema, no?

«Certo, ma va detto che sono una stretta minoranza. I loro slogan e le loro idee sono da condannare, lo abbiamo sempre fatto. L’ampia maggioranza di chi manifesta per i diritti del popolo palestinese, però, vede in Hamas un nemico da combattere, un ostacolo al raggiungimento di uno Stato palestinese».

La destra strumentalizza l’inchiesta di Genova?

«Montano una polemica senza fondamento per nascondere le loro promesse elettorali tradite da questa legge di bilancio. Ma da loro non accettiamo lezioni, noi abbiamo sempre condannato Hamas, in tutte le risoluzioni parlamentari e nelle dichiarazioni pubbliche. Abbiamo sempre solidarizzato con le vittime del 7 ottobre e con le famiglie degli ostaggi. Io sono stato tra i primi parlamentari ad andare. in visita in uno dei kibbutz attaccati, nel dicembre 2023. Colleghi di destra lì non si erano visti. Ormai hanno perso il polso del Paese».

In che senso?

«Questa destra è strabica, non vede che c’è una generazione di giovani che si è messa in cammino, che rifiuta di assistere a un genocidio nell’assoluta indifferenza dei paesi più potenti del mondo, che pensa che il diritto internazionale non possa restare solo sulla carta. Non sono criminali, né violenti. Vanno ascoltati».

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Il 25 novembre si è tenuta a Roma la prima iniziativa di Compagno è il Mondo. Sono intervenuti tra gli altri: Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Elly Schlein, Arturo Scotto, Michael Braun, Cristian Ferrari, Michele Raitano, Alessandra Raffi.
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