di Vincenzo Visco
In una recente intervista sul Corriere della Sera, Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e leader del nuovo movimento di centro sinistra Più Uno, ha affermato che «Dal 2015 sono stati raccolti più di 270 miliardi di evasione…». Il lettore moderatamente informato dei fatti potrebbe chiedersi, e chiedere: «Ma se l’evasione fiscale complessiva viene stimata nei documenti ufficiali e nei lavori degli esperti in 95-100 miliardi, e ne sono stati recuperati 270, di cosa ci preoccupiamo, e di cosa discutiamo?». La risposta va cercata in un uso che personalmente considero improprio del concetto di evasione.
Con ogni probabilità, Ruffini si riferisce ai dati forniti dall’Agenzia che ogni anno certifica che è stato realizzato un recupero di entrate variabile tra i 12 e i 15-16 miliardi che il governo Meloni (ma anche quelli precedenti) hanno enfaticamente definito e propagandato come il risultato dell’impegno dell’Amministrazione nel contrasto all’evasione. In realtà si tratta del risultato dell’attività ordinaria degli uffici, derivante in gran parte dalle verifiche contabili automatiche che segnalano irregolarità nelle dichiarazioni (nel 2025 8,8 miliardi secondo la Corte dei conti) o da ruoli che in buona misura derivano essi stessi da comunicazioni di irregolarità inviate ai contribuenti (9,6 miliardi sempre nel 2025), mentre pochissimo gettito deriva da accertamenti (e cioè dall’ attività di contrasto vera e propria).
Naturalmente il maggior gettito recuperato è benvenuto, ed è lodevole l’attività che lo genera, e si tratta pur sempre di imposte che altrimenti non sarebbero state pagate, ma personalmente non lo chiamerei “recupero di evasione” per non determinare confusione e false interpretazioni perché i 95-100 miliardi sopra ricordati rimangono lì intonsi.
Ciò è confermato dal fatto che quando invece sono stati effettuati interventi effettivamente rivolti a ridurre l’evasione come il reverse charge, lo split payment e la fatturazione elettronica, le statistiche dell’evasione complessiva le hanno regolarmente segnalate, tanto che le stime che erano prima nettamente superiori ai 100 miliardi si sono alquanto ridotte. Il tema è rilevante, e non si tratta solo di una questione semantica, ma di un problema di trasparenza, che va tenuto presente nel dibattito politico, e in particolare nella discussione programmatica del “campo largo”.

