Sicurezza è pace, legalità, giustizia, protezione: parole di sinistra

di Francesca Borri
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Mario Rossi - La Repubblica

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Roberto Speranza

di Francesca Borri

Cosa ha reso più sicura l’Europa? L’atomica, o il Piano Marshall? Davvero la nostra sicurezza sta in un porto d’armi? Nel reato di rave? Di blocco stradale? Nei centri per clandestini in Albania?

Roberto Speranza con il suo libro La nostra sicurezza. Contro la guerra e le disuguaglianze (Solferino), restituisce alla sinistra una parola che è di sinistra da sempre. Perché c’è la sinistra, se non protezione ed emancipazione? La destra non parla di sicurezza. Parla di ordine e controllo. Non contrasta la paura: fa leva sulla paura. E ti lascia solo. Armarti, dirti: “Spara”, è il fai-da-te. Privatizzare tutto, privatizzare senza
regole, senza limiti, è il fai-da-te. La destra si concentra sui ricchi, perché la sua teoria, è noto, è che i ricchi creano lavoro e sviluppo. Che dai ricchi, la ricchezza si riversa poi su tutti gli altri. Ma i numeri sono chiari: non funziona. Gli altri, sono tanti, ormai. Tantissimi.

Questa è un’Italia in cui dal 2021, gli stipendi in termini reali sono calati del
7,8%. Un’Italia in cui il 5% della popolazione possiede il 46% della ricchezza. E al 50% più povero, non resta che l’8%.

Non l’avremmo mai immaginato: ma sicurezza oggi significa prima di tutto battersi per la pace. Battersi veramente. Tornare alla diplomazia. Al diritto internazionale. Perché la guerra non è più un’ombra lontana: è nelle nostre bollette, è alla pompa di benzina. Schierarsi con Trump, è schierarsi contro l’Italia.

Ma non basta. Perché come diceva Alfredo Reichlin, «ormai i mercati governano, i tecnici amministrano, e i politici vanno in televisione». Si ha una distanza crescente tra il voto e la vita, perché le decisioni fondamentali in tema di economia, di tecnologia, di ambiente, sono sempre più decisioni decise altrove. Fuori dal nostro potere. E in più, i corpi intermedi sono sempre più logori. I partiti, i
sindacati. La stampa. Come avere voce? O meglio, ascolto? Con Facebook, siamo connessi con tutti, sì: ma vicini a nessuno.

E soprattutto, non è entrato in crisi solo il binomio tra sovranità e democrazia: ma anche quello tra democrazia e capitalismo. Anche qui, i numeri sono chiari. I paesi più dinamici, i paesi in cui il ceto medio si allarga, e la povertà si riduce, sono paesi autoritari. Paesi come la Cina. In cui Roberto
Speranza, che è uno che va in giro, invece che in TV, è stato più volte. Ma allora, non siete più socialisti?, ha chiesto davanti ai grattacieli di Shanghai. E si è sentito dire: «Non c’è niente di più socialista della lotta alla disuguaglianza».

Queste sono le sfide della democrazia, oggi. Mentre la destra pensa a giudici, pm, e doppio CSM.
La sua sicurezza ha un altro lessico. La nostra sicurezza si chiama legalità, legalità anche per gli immigrati, che adesso sono emarginati, sfruttati, criminalizzati: sprecati, un problema, invece che una risorsa – una risorsa di cui l’Italia, in cui nel 2050 il 34,6% della popolazione avrà più di 65 anni, e solo il 54,3% sarà in età da lavoro, ha un disperato bisogno: o crollerà il welfare.

Legalità, ma anche casa, casa per quel 79% di giovani tra i 18 e i 29 anni che ancora abitano con i genitori perché sono working poors, salario minimo, salario vero, ambiente, sanità, una tassazione progressiva, giusta, e scuola, una scuola radicalmente diversa: nell’era di ChatGPT, ha senso studiare come i nostri padri, e i padri dei nostri padri? Come quando avevamo a stento il telefono? Non avere gli strumenti per capire il mondo intorno, è un altro motivo di ansia e paura.

Si è spezzato anche un altro binomio: il binomio tra sinistra e popolo. La sinistra, ormai, è degli inclusi. Nel 2024 il collegio di Folkestone, nel sud della Gran Bretagna, feudo dei conservatori, è passato ai laburisti. «Ma perché molti professionisti in cerca di una vita più tranquilla si sono trasferiti qui», ha spiegato il neo-deputato a chi gli domandava il segreto della vittoria: il nuovo treno veloce con Londra.

Non c’è più tempo. O si cambia, o si viene cambiati.

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Il 25 novembre si è tenuta a Roma la prima iniziativa di Compagno è il Mondo. Sono intervenuti tra gli altri: Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Elly Schlein, Arturo Scotto, Michael Braun, Cristian Ferrari, Michele Raitano, Alessandra Raffi.
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