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Bersani: da Schlein scelta saggia, no al marketing elettorale

Francesca Del Vecchio - La Stampa
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Pubblicato da La Stampa

di Francesca Del Vecchio

MILANO. «Ha fatto bene Elly Schlein a non inserire il suo nome nel simbolo per le Europee». Sono quasi le 17, all’Università Statale di Milano arriva Pierluigi Bersani. Gli studenti di UniSì lo hanno invitato per un incontro sul «futuro della sinistra». A Roma, intanto, la delegazione del Pd ha appena depositato al Viminale il logo per l’appuntamento elettorale di giugno, mentre è da poco terminata la lunga diretta Instagram della segretaria.

Così, l’ex leader dem può tirare un sospiro di sollievo: il nome di Schlein non c’è. «Ci manca solo che ci perdiamo in discussioni di marketing elettorale con tutti i problemi che abbiamo», dice. La definisce una «scelta saggia» e avverte che le distrazioni possono essere nocive: «Adesso si tratta solo di tirare dritto: le liste sono fatte bene, sono equilibrate. All’interno ci sono dentro le esperienze di partito, le rappresentanze delle diverse sensibilità presenti nel Pd». Spende anche una parola sulle «novità» introdotte da Schlein come Lucia Annunziata, Cecilia Strada e Marco Tarquinio, «la cui candidatura ho sempre trovata molto positiva per il suo essere indiscutibilmente un paladino della pace». Le chiama «novità» e spera che possano in qualche modo «allargare l’influenza del Pd». Ma il messaggio è chiaro: «Bisogna darci dentro».

Ribadisce ancora una volta la bontà delle liste e non si può non chiedergli se anche lui, come Romano Prodi, trovi la decisione di candidarsi sia «una ferita alla democrazia». Dice di «condividere» la posizione di Prodi, «ma non è il momento: Schlein si è messa al servizio là dove c’era bisogno. Non è una persona che dà l’idea di comando o di una corsa solitaria. Ha dato segno di una volontà di combattere uniti e con la disponibilità di tutti, a cominciare da me che sono un pensionato volontario». Bersani non è preoccupato neanche dalla strategia del Movimento cinque stelle di inserire l’hashtag “pace” nel loro simbolo che potrebbe sottrarre consensi al Pd: «Credo che la gente non decida chi votare perché vede un simbolo piuttosto che un altro. Questi sono tutti elementi di marketing elettorale che vogliono segnalare posizioni politiche».

Ma ci tiene a rimarcare la sua attenzione al tema: «Certamente, la pace è un argomento che non può essere divisivo. Almeno nell’area progressista». E torna sul concetto anche davanti ai circa 150 studenti: l’aula è piena e c’è chi è rimasto fuori in corridoio, in piedi. Il viavai di sedie “aggiuntive” non è bastato. Bersani ne ribadisce l’importanza «come diritto comune dei popoli» insieme ai diritti civili: «Nel ripiegamento della destra in Europa, preoccupa l’attacco alla libertà sia che si parli di gay, sia che si parli di donne. Con quelle rompicoglioni delle femministe», ironizza. L’aula applaude. Bersani poi punta il dito contro «un governo che impugna la delibera dell’Emilia-Romagna sul fine vita, che serve per dare attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale. Sono temi che meritano di essere difesi e questo è compito delle sinistra, è la loro natura». C’è anche una frecciata alla politica fiscale di Meloni: «Per noi, il fisco deve essere generale e progressivo: cioè a parità di reddito corrisponde parità di prelievo e chi ha moltissimo paga in proporzione. Adesso siamo lontani stellarmente da questo assetto. Ciò a scapito di sanità, scuola e sicurezza». E a proposito di lavoro, invita a «demistificare» le statistiche: «Il numero degli occupati stimato dall’Istat è calcolato sulle risposte alla domanda “Hai lavorato almeno un’ora la scorsa settimana?” Ma mica ci mantieni la famiglia con un’ora di lavoro a settimana».

Il richiamo al 25 aprile, infine, è atteso: «Quando pensiamo a dove va la sinistra, dobbiamo ricordarci che abbiamo una responsabilità verso quelli che sono morti. Guardando in giro le tombe di quanti hanno perso la vita si vede che erano giovani. E allora, a quelli che minimizzano il contributo della Resistenza, rispondete: “Deficiente, solo l’Italia ha potuto farsela da sé la Costituzione. Per i tedeschi ci hanno pensato gli Usa”. Perciò, «ribellarsi è giusto. Se non lo si fa da giovani, poi da vecchi viene la stanchezza».

Lavoro e democrazia. Per una legge sulla rappresentanza.

Il 25 novembre si è tenuta a Roma la prima iniziativa di Compagno è il Mondo. Sono intervenuti tra gli altri: Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Elly Schlein, Arturo Scotto, Michael Braun, Cristian Ferrari, Michele Raitano, Alessandra Raffi.
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