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Una destra un po’ più che maldestra. Un libro da leggere e discutere

Carlo Dore jr.
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Mario Rossi - La Repubblica

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Giorgia

Sarò sincero: non sono un grande fan di Alberto Mattioli. Lo rispetto, come rispetto tutte le persone che manifestano opinioni non coincidenti con le mie: sai che noia se la pensassimo tutti allo stesso modo…; ne apprezzo la prosa raffinata e urticante, ma non appartengo certo alla cerchia dei laudatores che approvano quasi meccanicamente ogni sua sortita via social.

Trattandosi infatti di un giornalista che fa la parte del leone nelle pagine culturali dei principali quotidiani italiani, posso affermare con assoluta serenità di non condividere né la sua visione del teatro d’opera (le attualizzazioni dei capisaldi del melodramma per le quali lui tanto si esalta a me in genere provocano, con qualche lodevole eccezione, fastidiosissimi attacchi di orticaria. Sono una “cara salma”, lo so, ma tutto sommato non me ne preoccupo: i morti, a differenza dei vivi, non fanno danni…), né tantomeno gli schemi semantici attraverso cui questa visione è declinata (come noto, Mattioli è solito sbertucciare a colpi di “vecchia zia”, appunto “cara salma” o “melomane medio” – formula per la quale prima o poi chiederà il copyright – chi ha il torto di non condividere le sue posizioni, salvo offendersi a morte se qualcuno lo ripaga con la stessa moneta verbale).

Eppure, per certi versi, “Destra maldestra”, il suo libretto appena editato da Chiarelettere, è un piccolo gioiello: perché mette a nudo il vuoto cosmico in cui si risolve la politica culturale della destra di governo, nel quadro complessivo di una critica che le posizioni espresse dell’Autore (Mattioli certamente non è un uomo di sinistra: basta leggere  le prime pagine del libello per comprenderne la natura di aristocratico liberal/conservatore, molto chic e poco radical, che venera il Grüner Veltliner a discapito del Lambrusco) rendono ancor più indigeribile per i fratelli d’Italia, ai quali è precluso, nel caso di specie, il ricorso alla favola degli underdog in lotta perenne contro le élites controllate dai post-comunisti.

Vuoto cosmico di idee, vuoto cosmico di uomini: il vetriolo di Mattioli non risparmia le gaffe del ministro Sangiuliano (una su tutte: dichiarare di avere giudicato libri in verità mai letti…), il machismo normalista del Generale Vannacci, la maschera di Veronesi, la “bacchetta nera” di Beatrice Venezi (non una direttrice famosa e donna di destra, ma una direttrice famosa perché donna di destra). Insomma, sotto questi aspetti, una goduria dalla prima all’ultima pagina.

Ma allora “Destra maldestra” mi ha finalmente convinto a “fare pace” (intellettualmente parlando, si intende) con Mattioli? Non del tutto, perché anche in un pamphlet tanto rifinito e pungente non mancano le zone d’ombra, riferibili principalmente al passaggio dalla stretta analisi della politica culturale alle questioni ideologiche di più ampia portata. In particolare, possiamo accettare l’idea secondo cui l’antifascismo sarebbe un falso problema, o, se si preferisce, un argomento buono solo ad alimentare l’ego ipertrofico dei frequentatori di certi salotti, perché la destra (che va criticata perché governa male, e non perché risulta permeata da rigurgiti fascistoidi) ha vinto legittimamente le elezioni, perché non abbiamo le squadracce per le strade e perché qualche problema con il passato contamina anche la sinistra?

Non direi, se pensiamo al ruolo che le forze della sinistra italiana (e in primo luogo il Partito Comunista) hanno giocato nella costruzione della democrazia repubblicana; non direi, se solo consideriamo che la “triplice riforma” premierato – autonomia differenziata – separazione delle carriere dei magistrati rischia di sconvolgere gli equilibri di quella Costituzione che dell’antifascismo rappresenta il prodotto più elevato; non direi, se semplicemente abbiamo chiaro che una democrazia ispirata alla logica del “chi vince le elezioni comanda/fatevene una ragione” semplicemente rinnega il proprio essere democrazia.

Insomma, la critica alla destra di governo, nel suo vuoto pneumatico di uomini e di contenuti, deve certamente essere rivolta più al presente che al passato, ma con una postilla: una destra pericolosa fa molta più paura di una destra semplicemente maldestra.

Lavoro e democrazia. Per una legge sulla rappresentanza.

Il 25 novembre si è tenuta a Roma la prima iniziativa di Compagno è il Mondo. Sono intervenuti tra gli altri: Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Elly Schlein, Arturo Scotto, Michael Braun, Cristian Ferrari, Michele Raitano, Alessandra Raffi.
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1 week ago

4 CommentiComment on Facebook

Sì, anche Lui manca tantissimo ♥️

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