Intervista a Il Riformista
di Aldo Torchiaro
L’incidente può esserci. Al voto segreto, un salto nel vuoto non è da escludere. Ne è convinto Federico Fornaro, deputato del Partito democratico, storico e saggista, già senatore nella precedente legislatura. Ha appena pubblicato per Bollati Boringhieri Ventotene. Le radici della nostra libertà.
Onorevole Fornaro, domani la votazione a scrutinio segreto sulla legge elettorale: ci possono essere sorprese?
«La storia parlamentare dei franchi tiratori ci dice che agiscono sempre nell’ombra e quindi non fanno annunci. In apparenza c’è un clima tranquillo e sembrerebbe andare tutto nella direzione di un voto scontato. Però la storia deve indurre alla prudenza su possibili esiti inaspettati per la maggioranza».
Nel segreto dei catafalchi intravede l’ombra del temuto incidente? Sarebbe un messaggio chiaro per Giorgia Meloni, un freno a mano sulla nuova legge che richiama in servizio il Rosatellum…
«Sì, evidentemente. E dentro tutti e tre i gruppi della maggioranza c’è un malessere che deriva dalle prime simulazioni elettorali. Alcune, come quelle di YouTrendn e CISE, indicano chiaramente che per alcuni partiti la prospettiva, in caso di sconfitta, sarebbe molto pesante. La Lega potrebbe passare da una novantina di deputati a circa venticinque. Fratelli d’Italia, che oggi ne ha circa 115-117, potrebbe scendere a una cinquantina. Per molti deputati il passaggio a un sistema con le preferenze può diventare un vero patibolo».
Anche Forza Italia ha motivo di essere preoccupata?
«Anche lì esiste un malessere, ma con una caratteristica diversa. C’è il retropensiero che, tornando al Rosatellum, molti parlamentari di Forza Italia eletti nei collegi uninominali del Sud sarebbero oggettivamente in pericolo di fronte all’avanzata del campo largo. È soprattutto al Sud che la somma delle forze di opposizione potrebbe cambiare il segno di molti collegi».
Lei intervenendo alla Camera ha criticato duramente lo Stabilicum. Qual è il problema principale?
«Intanto una questione di metodo. La legge elettorale è la più politica delle leggi, come ci ha ricordato anche la Corte costituzionale, ma è anche quella che dovrebbe portare più naturalmente a un dialogo tra maggioranza e opposizione, nella ricerca di una condivisione delle regole del gioco. Questo non è avvenuto. Né alla Camera né al Senato è stato approvato un solo emendamento dell’opposizione».
In passato, però, le leggi elettorali non sono state necessariamente votate da tutti. Che cosa è cambiato?
«È vero, non sono mai state necessariamente votate all’unanimità, ma almeno uno dei partiti dell’opposizione aveva dato il proprio assenso. Il Rosatellum, per esempio, fu votato. dalla maggioranza di allora ma anche da Forza Italia e Lega. L’Italicum era nato dal famoso accordo Renzi-Berlusconi del Nazareno. Questa volta invece c’è una totale indisponibilità alla ricerca di un confronto vero, una chiusura a riccio, facendo valere i numeri restituiti dal Rosatellum».
Il centrodestra rischia però di pagare la nascita di una competizione alla sua destra, con la novità di Vannacci?
«È uno dei problemi più seri che hanno. Hanno pensato questa legge elettorale in una situazione nella quale non avevano mai avuto una vera insidia a destra. Le alternative alla destra tradizionale erano sempre rimaste sotto il 2 per cento. Questa volta, invece, hanno un competitor che potrebbe diventare determinante ai fini del raggiungimento del premio di maggioranza. E il voto segreto può rendere ancora più imprevedibile la situazione».
Lei vede quindi un nervosismo reale nella maggioranza? E quanto pesa il problema delle candidature?
«È evidente. Lo dimostra anche il fatto che nella precedente votazione hanno cambiato la posizione degli scranni, mettendo i deputati più vicini alla presidente Meloni in una posizione che consentisse di controllare meglio il gruppo. È un sintomo di timore. Se si passa, per esempio, da 117 a 48 deputati, ci sono circa settanta parlamentari che stanno oggettivamente pensando al proprio futuro».

