Bersani: se vince il No, parta l’alternativa. O comincio a preoccuparmi

Francesca Schianchi - La Stampa
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Pier Luigi Bersani

Pubblicato su La Stampa

di Francesca Schianchi

Parma – «Qualcuno dedica questa riforma a Berlusconi: noi invece dovremmo dire con forza che dedichiamo il No a Livatino, ad Alessandrini, a Terranova, a Falcone, a Borsellino, a Bachelet… a gente che ci ha lasciato la vita per farci venire fuori da complotti, da mafie, dal terrore». Esplode in un applauso fragoroso la sala gremita alla periferia di Parma, gente in piedi anche fuori nel giardino, a tentare di orecchiare attraverso le grandi vetrate l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Da quando non siede più in Parlamento, gira l’Italia in lungo e in largo, «da quattro anni faccio il volontario politico, tipo Auser, mi hanno dato anche la tessera»: lo ha fatto per le varie campagne elettorali delle Regionali, ora lo fa per promuovere il No al referendum sulla riforma della magistratura di fine marzo.

E girando e incontrando, tenendo comizi e stringendo mani, dice che la vede una certa «movida», la chiama così tra i risolini divertiti del suo pubblico, «una mobilitazione per il No che va al di là dei perimetri di partito, che coinvolge il sindacato, l’associazionismo, esponenti del civismo». Per questo, dopo aver illustrato le ragioni della sua contrarietà a una riforma che, dice, «manomette sette articoli della Costituzione senza risolvere nessuno dei problemi della giustizia italiana», sembra rivolgersi da qui, da questo incontro organizzato qualche giorno fa dallo Spi-Cgil nella città emiliana, direttamente ai leader delle opposizioni che stanno facendo fronte comune contro la riforma targata Nordio. Dopo i referendum su lavoro e cittadinanza del giugno scorso, riavvolge il nastro, «i tre partiti che li sostenevano hanno fatto un errore a non prendere la palla al balzo»: il quorum non venne raggiunto, certo, ma quella posizione comune, ragiona Bersani, poteva essere la base di partenza per costruire la famosa alternativa, tanto spesso evocata e così difficile da mettere in piedi.

Ecco, parte da lì l’ex capo dei dem, per strigliare i vertici dello schieramento progressista, perché non perdano l’occasione una seconda volta, nel caso vinca il No. «Quando è visibile che c’è un mondo per l’alternativa, e io che giro tanto lo vedo – cerca le parole giuste – se non si concepisce l’esigenza di fare uno sforzo per portare tutto questo sul piano politico, allora uno comincia anche a preoccuparsi. Perché si vota nel 2027, mica tra chissà quanto».

Un anno o poco più per preparare quel progetto che, nel centrosinistra, altri pesi massimi – da Romano Prodi a Paolo Gentiloni – faticano a vedere. E che ancora viene rinviato a più avanti, probabilmente in autunno, mentre è già evidente la fibrillazione in quell’area per individuare il candidato premier. Una tensione sotto traccia era presente da un po’: ora, ci mancava solo la proposta di legge elettorale del centrodestra – «in confronto, la legge truffa era un cioccolatino», la giudica Bersani – che non prevede il nome sulla scheda, certo, ma esige comunque che sia scritto sul programma, ad aumentare il nervosismo.

Ma tutto questo verrà dopo il 22 e 23 marzo. E sarà condizionato dall’esito del referendum. Per ora, mancano ancora un paio di settimane di campagna elettorale. «Se vincerà il No, sarà una riscossa civica, un contropiede italiano all’aria che tira nel mondo», dice, perché in questa riforma Bersani individua un tassello di quella che definisce una «ideologia presente in molti Paesi, con dosaggi diversi».

E che prevede «di semplificare il più possibile: la divisione dei poteri è un impaccio, e la laicità dello Stato non serve, questi trattano Dio come un sottosegretario e spiegano al Papa come dire messa». Nella legge costituzionale di riforma della magistratura, vede allora il tentativo di modificare l’equilibrio tra politica e magistratura tutto a vantaggio della prima, «sovranismo vuol dire: il diritto me lo faccio in casa, non ne voglio sopra di me, e me lo faccio secondo il mio rapporto col popolo». Eppure, nonostante l’allarme suo e di tanti nel suo partito sulla «manomissione della Costituzione», anche nel centrosinistra c’è chi ha annunciato il proprio Sì. A loro Bersani si rivolge con un sorriso bonario: «Cari compagni, se posso ancora chiamarvi così, guardate che questo non è un dibattito da accademia, qui c’è in gioco la divisione dei poteri, si tocca un caposaldo della Costituzione. Dobbiamo dare un alt». Poi fa una pausa: «Ma più passa il tempo, più credo che qualcuno di loro lo capirà…».

Finisce l’incontro, abbracci e saluti, in questa città cugina a un passo dalla sua Piacenza: si riparte, per la prossima tappa da volontario Auser.

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Il 25 novembre si è tenuta a Roma la prima iniziativa di Compagno è il Mondo. Sono intervenuti tra gli altri: Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Elly Schlein, Arturo Scotto, Michael Braun, Cristian Ferrari, Michele Raitano, Alessandra Raffi.
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