di Anna Colombo
Ci sembra doveroso riportare qui di seguito la traduzione di un articolo uscito nei giorni scorsi su Bravenews. L’autore dell’articolo è Oliver Money-Kyrle, specializzato nei casi di libertà di stampa che anima il blog assieme a Dafydd ab Iago, Presidente dell’API (Associazione stampa internazionale).
La vicenda, di estrema gravità, ha riguardato il nostro compagno e giornalista Filippo Giuffrida, per mesi nel mirino delle autorità di sicurezza belghe per “contatti con l’estrema sinistra” mai definiti (non possiamo però non pensare all’ANPI, alla FIR – Associazione Internazionale Resistenti e ai movimenti per la Pace). La vicenda si è conclusa positivamente anche grazie all’interessamento – discreto ma determinato – di compagni italiani e del PS belga, ma getta una luce inquietante sui temi della democrazia e della libertà di stampa in Europa, e sui tentacoli dell’Internazionale nera. Per questo non deve finire qui.
di Oliver Money-Kyrle, Bruxelles
Un giornalista italiano con sede a Bruxelles è stato bloccato per mesi dalla copertura del Consiglio dell’Unione Europea dopo che le autorità belghe gli avevano negato l’abilitazione di sicurezza a causa di presunti “contatti con l’estrema sinistra”, una decisione poi annullata da un organo di ricorso indipendente.
Il caso, che solleva interrogativi sulla libertà di stampa in Belgio, sui controlli di sicurezza dei giornalisti e sul ruolo dei servizi di intelligence nelle istituzioni UE, evidenzia il delicato equilibrio tra le procedure di sicurezza nazionale e l’accesso dei media a Bruxelles, uno dei principali hub mondiali per il giornalismo internazionale.
Abilitazione di sicurezza negata per “contatti con l’estrema sinistra”
Filippo Giuffrida, corrispondente veterano accreditato presso le istituzioni europee dal 2003, ha ricevuto il 27 gennaio 2025 una lettera raccomandata dalla Polizia Federale Belga che lo informava del rifiuto del suo certificato di sicurezza.
Senza tale abilitazione, Giuffrida non poteva ottenere il tesserino stampa annuale necessario per entrare nella sede del Consiglio a Bruxelles.
«La lettera diceva semplicemente che avrei avuto presunti contatti con l’estrema sinistra», ha dichiarato Giuffrida a BraveNews.eu. «Non c’era alcuna definizione di “presunti” né di “contatto” per un giornalista».
La decisione di fatto gli impediva di fare reportage dal Consiglio, un incarico centrale per i corrispondenti dell’UE a Bruxelles.
Mesi senza accesso al Consiglio UE
Senza l’accredito, Giuffrida ha dichiarato di aver perso quasi un terzo della sua attività professionale.
Pur mantenendo l’accesso al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea, non poteva più fare collegamenti in diretta dalle riunioni del Consiglio né intervistare i ministri in arrivo per le negoziazioni.
«Per mesi non ho potuto fare quello che facevo prima: raccontare in diretta le riunioni del Consiglio o intervistare i ministri», ha affermato.
Per i giornalisti freelance che seguono le istituzioni UE, l’accesso all’edificio del Consiglio è essenziale per informare sui processi decisionali dell’UE, le negoziazioni ministeriali e gli sviluppi diplomatici.
Il processo di ricorso solleva interrogativi sulla trasparenza
Giuffrida ha presentato immediatamente ricorso secondo la legge belga, che impone alle autorità di prendere in carico e gestire tali ricorsi entro 15 giorni.
Ma la procedura si è protratta per mesi.
Il suo team legale ha avuto accesso al fascicolo solo a maggio, con un’udienza davanti al comitato di ricorso sulla sicurezza programmata per giugno.
Quando ha esaminato il fascicolo, Giuffrida ha detto che sembrava ampiamente vuoto, tranne che per una lettera che invitava il capo del Servizio di Intelligence Militare Belga a testimoniare davanti al comitato di ricorso.
Il documento suggeriva che l’intelligence militare fosse stata coinvolta nella valutazione dell’abilitazione di sicurezza del giornalista.
L’organo di ricorso dà ragione al giornalista
Il 7 luglio, l’organo di ricorso ha annullato il rifiuto.
Il comitato ha concluso che la decisione era stata scarsamente motivata e non supportata da prove serie, e ha ordinato alle autorità di concedere a Giuffrida l’abilitazione richiesta.
Giuffrida ha dichiarato di aver scoperto che il suo accreditamento era stato ripristinato solo mesi dopo, controllando personalmente la pagina web dei giornalisti del Consiglio.
«Sono andato sulla pagina dei giornalisti del Consiglio e ho scoperto che finalmente il mio accreditamento era stato ripristinato», ha detto.
Il suo accesso stampa è stato completamente ripristinato nel settembre 2025.
Preoccupazioni su sorveglianza e corretto processo
L’episodio solleva questioni più ampie sulla trasparenza e la supervisione delle procedure di controllo della sicurezza in Belgio.
«Perché il servizio segreto militare si è occupato del caso di un giornalista?», ha chiesto.
Ha anche descritto quella che ha definito una sospetta coincidenza durante il processo di ricorso.
Un venerdì pomeriggio, verso le 17:30, Giuffrida ha detto di aver parlato al telefono con il suo avvocato della possibilità di intentare una causa contro il governo belga per il mancato rispetto dei termini di legge.
Mezz’ora dopo, il suo avvocato ha ricevuto una chiamata da un agente della polizia federale che lo informava che un’udienza era stata improvvisamente fissata per la settimana successiva.
Giuffrida ha detto di non avere prove che il suo telefono fosse stato intercettato, ma i tempi hanno sollevato interrogativi.
«Naturalmente non ho prove», ha detto.
Costo finanziario per un reporter freelance
Il caso ha avuto anche un impatto finanziario.
Come freelance che lavora per diverse testate italiane, Giuffrida stima di aver perso un reddito sostanziale durante gli otto mesi senza accesso al Consiglio e di aver speso quasi 5.000 euro in spese legali.
Ha preso in considerazione l’idea di fare causa al governo per recuperare i costi, ma gli è stato detto che un caso del genere potrebbe durare dai 15 ai 20 anni.
Giuffrida sostiene che le opinioni politiche o i contatti professionali non dovrebbero mai essere motivo per limitare il lavoro giornalistico.
«Per noi giornalisti è normale avere contatti con la sinistra, la destra, il centro», ha affermato. «Fa parte del nostro lavoro».
Background professionale del giornalista
Giuffrida lavora per diverse testate giornalistiche, tra cui l’agenzia di stampa italiana 9Colonne e RadioCom, un’emittente che serve le comunità di italiani all’estero in tutta Europa.
È anche vicepresidente della Federazione Internazionale dei Combattenti della Resistenza (FIR), un movimento antifascista riconosciuto nel 1987 dalle Nazioni Unite come “Messaggero di Pace”.


