Flotilla, le domande di un viaggio. Una lettura del libro di Scotto

di Anna Foa
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Mario Rossi - La Repubblica

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Flotilla

di Anna Foa

Intervento scritto in occasione della presentazione del libro “Flotilla. In viaggio per Gaza” di Arturo Scotto (Giunti)

Questo libro è al tempo stesso un diario del viaggio della Flotilla visto da un deputato del Parlamento italiano, una riflessione sul ruolo che l’iniziativa ha avuto nel sollecitare la vasta ondata di emozione che, soprattutto in Italia ma non solo, ha accompagnato la missione internazionale (ben 44 paesi partecipanti) e anche il racconto della partecipazione personale dell’autore, delle sue ansie, speranze e timori, in particolare nell’ultima fase della vicenda.

L’onorevole Scotto vi partecipava per il suo ruolo politico di deputato del Pd, un ruolo, lo vediamo nel diario di bordo, che gli consente di avere contatti e scambi con ministri, in particolare con il ministro Crosetto, e con i politici della sinistra e di dare anche alla sezione italiana della Flotilla una copertura di immunità, per quanto minima. Personalmente ne è membro in quanto partecipe di quell’indignazione di fronte al blocco dei rifornimenti verso Gaza, che ha suscitato la reazione non solo della sinistra ma anche quella, in alcuni momenti trasversale, di molti paesi del mondo.

Ed è l’intreccio fra queste due anime, quella del politico e quella del militante, un militante però estremamente consapevole e informato, che rendono questo diario del viaggio della Flotilla verso Gaza particolarmente interessante e significativo.

L’autore conosce Israele e i territori occupati, conosce l’opposizione israeliana, ha incontrato tanti dei suoi attivisti, a partire dai giornalisti di Haaretz e da Meron Rapoport, il creatore della rivista online israelo-palestinese +972 Magazine. Parla quindi senza mai cadere nei luoghi comuni.

E anche nella parte finale, nel resoconto del blocco su acque internazionali della Flotilla e della dura accoglienza israeliana, Scotto è sobrio, descrive senza retorica e senza indulgere a lamentele le durezze delle prigioni dove gli attivisti della Flotilla sono rinchiusi, le umiliazioni a cui sono sottoposti. Sempre minori, scrive, di quelle sopportate quotidianamente dai palestinesi. Quella Flotilla che l’esercito israeliano, bloccandone le navi, chiama “Hamas Flotilla”.

La storia della Flotilla, come emerge oltre che da questo libro anche dai resoconti che ne abbiamo visto e letto solo pochi mesi fa, è molto particolare. Nasce evidentemente dal blocco dei rifornimenti alla Gaza distrutta dai bombardamenti e così ridotta alla fame, alla distruzione di tutte le strutture sanitarie, all’assenza di medicinali e anestetici.

Da iniziativa umanitaria – portare aiuti – diventa presto un’iniziativa politica, forzare un blocco illegale. Si sa dall’inizio, lo ha subito proclamato, che il governo israeliano non consentirà la consegna degli aiuti e la forzatura del blocco. Ma rappresenta comunque una speranza politica, un riconoscimento dei palestinesi, il momento in cui l’indignazione trova un esito politico.

E in effetti, ci domandiamo leggendo, qual è stato il ruolo che il lungo e difficile viaggio delle navi della Flotilla, con l’intervento di tanta parte del mondo della politica, e con quello della Chiesa col cardinal Zuppi, ha avuto in quella crescita di un vastissimo movimento trasversale ai paesi e anche agli schieramenti ufficiali della politica che per alcune settimane ha scosso il mondo? Un movimento dal basso, che ha ricordato ai più vecchi di noi il Vietnam e il Sessantotto.

Poi, tutto si è esaurito, con la finta pace di Trump e la sensazione che si fosse raggiunto un momento di svolta. In realtà, le bombe hanno continuato a piovere, anche se in misura minore. E di rifornimenti a Gaza, mentre il Board dei miliardari progetta resort di lusso sulle macerie, pochi ne entrano. Anche questa domanda va fatta: come mai è bastato così poco a offuscare quel momento? Come mai abbiamo fatto così presto a mettere da parte la nostra indignazione? E dov’è ora questa indignazione, in una nuova guerra che offusca non solo le sofferenze di Gaza ma anche quelle, in continua crescita, della West Bank? E riusciremo in qualche modo, fuori forse dai circuiti ufficiali della politica, a conciliare la spinta ad abbattere il regime osceno degli ayatollah con quella a salvare i palestinesi di Gaza e della West Bank, e con loro anche la democrazia in Israele?

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Il 25 novembre si è tenuta a Roma la prima iniziativa di Compagno è il Mondo. Sono intervenuti tra gli altri: Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Elly Schlein, Arturo Scotto, Michael Braun, Cristian Ferrari, Michele Raitano, Alessandra Raffi.
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