Intervista a Il Fatto quotidiano
di Alessandro Mantovani
Roberto Speranza, lei era il ministro della Salute che nel 2022 concepì le Case di comunità nella riforma della sanità territoriale, di cui tutti dopo il Covid avevano compreso la necessità. Ora rischiano di ritrovarsi senza medici con l’ennesimo naufragio della riforma della medicina di famiglia. Chi ha sbagliato?
Sulla riforma, sul dm 77 che ho firmato, c’è consenso largo. Le ragioni di Schillaci e delle Regioni partono di là. È la lezione della pandemia, la necessità di rafforzare l’assistenza territoriale, la prossimità, perché gli ospedali, da soli, non bastano.
Chi ha sbagliato?
Molte Case e Ospedali di comunità stanno partendo, mi auguro il più possibile entro il 2026. Il tema del personale esiste, ma la gestione di questo momento è stata infelice. Si è deciso di non coinvolgere i medici di medicina generale, di non sedersi al tavolo con loro. Io lo avevo fatto e avevo la disponibilità della Fimmg (il primo sindacato dei medici di famiglia, ndr.), dell’Ordine e delle Regioni. Non c’è stata retromarcia, è caduto il governo Draghi.
Draghi se avesse voluto avrebbe fatto la riforma.
No, alla seduta in cui l’ha annunciata è caduto il governo. Per me il tema non è se il medico di medicina generale debba essere libero professionista o dipendente: è la sconnessione tra lui e il resto del Servizio sanitario nazionale. La strada della dipendenza è estrema ed è sgradita ai più perché si perde il rapporto fiduciario tra paziente e medico. Noi avevamo confermato la libera professione, ma con una significativa quota di ore a disposizione del distretto. Alcuni accordi regionali, come in Emilia-Romagna, dicono questo.
Schillaci col decreto voleva mandarli per tot ore nelle case di comunità.
Non mi piace un decreto che modifichi un contratto, è questione di cultura del lavoro.
Milena Gabanelli racconta da anni la corporazione del medici di famiglia, che con la Fimmg gestisce anche parte della formazione e di fatto controlla l’Enpam, l’ente previdenziale dei medici privati che ha 27 miliardi di patrimonio. Difendono lo status quo e nella destra contano.
La Fimmg rappresenta la maggioranza dei medici di famiglia. Nel 2022 aveva dato l’ok al nostro impianto. Serve portare i medici nelle Case di comunità ma con il consenso, non con lo scontro. Penso che ci si arriverà. Non ridurrei tutto a logiche corporative.
Spesso guadagnano più degli ospedalieri e lavorano meno.
Se il medico lo fai bene lavori giorno e notte. Anche la domenica e a Ferragosto.
Chi paga per curarsi camperà 100 anni e chi aspetta per le liste di attesa 70, a Torino come ricordava Vittorio Agnoletto la speranza di vita scende di quattro anni tra centro e periferia. Non è anche responsabilità del centrosinistra lo strapotere dei privati?
Gli anni di governo giallorosso sono stati quelli di principale investimento nel Ssn, avevamo portato la spesa al 7,4% del Pil e in valore assoluto, in pochi mesi, da 2629 euro a persona a 3225. Mi sono illuso che dopo la durezza della pandemia avremmo imparato, ma usciti dall’emergenza la spesa sanitaria sul Pil è ricrollata poco sopra il 6%. Il Ssn è a un millimetro dal cambio di modello: senza stravolgere l’articolo 32 della Costituzione e la legge 833/1978 di Tina Anselmi, stiamo passando dall’universalità a un modello mutualistico e privatistico. Papa Francesco, nei giorni del Covid, diceva: «Peggio della crisi c’è solo il rischio di sprecarla». L’abbiamo sprecata.
Una nuova generazione ha riempito le piazze per Gaza e ha fatto vincere il No al referendum, ma alle elezioni non vota. Cosa ha fatto il centrosinistra per questi giovani?
Ha fatto bene nella battaglia del referendum e nell’intercettare la spinta per Gaza e per il popolo palestinese. Ma dopo la vittoria nel referendum c’è ancora la necessità di rendere protagonista questa energia nuova e non lo abbiamo fatto finora, ci siamo chiusi in una discussione su di noi: chi guida, le primarie. Dobbiamo parlare die problemi veri. Tra questi c’è il principio che dinanzi al diritto alla salute, come dice l’articolo 32 della Costituzione, non possono prevalere le logiche del profitto e del mercato.


