Colloquio con Il Fatto quotidiano
di Luca De Carolis
Il parlamentare che conosce come pochi leggi e numeri elettorali assicura che il Melonellum sarà un bagno di sangue innanzitutto per la Lega: “Se il centrodestra dovesse perdere, stando ai sondaggi attuali il Carroccio passerebbe da 60 a 15-17 deputati”. Ma il punto per il deputato del Pd Federico Fornaro è che “questa legge elettorale, oltre a consegnare la maggioranza dei seggi a una minoranza, è disseminata di trappole, per i cittadini come per i partiti”.
Botole in serie, nel testo che Giorgia Meloni vuole per schivare un pareggio nelle Politiche, ergo un governo di larghe intese. A che prezzo, e per chi? Secondo Fornaro, i primi a pagare dazio saranno gli elettori: “Nella loro circoscrizione, i cittadini troveranno un listino bloccato per il premio di maggioranza, mediamente con tre candidati. Ma in realtà con il loro voto contribuiranno a eleggerne 67 a livello nazionale, con buona pace del principio della riconoscibilità dei candidati, criterio necessario secondo la Consulta”. E non saranno entusiasti neanche dalle parti del Quirinale, visto che l’indicazione obbligatoria del candidato premier per coalizioni o partiti che corrono in solitaria “limita oggettivamente le prerogative del presidente della Repubblica”, ricorda il Dem. Però i problemi saranno anche a destra. “Innanzitutto, con il Melonellum Fratelli d’Italia eleggerà un numero rilevante di parlamentari, anche in caso di sconfitta elettorale, a differenza di Lega e Forza Italia”. Ma per i suoi alleati i rischi non finiscono qui. “Con la nuova normativa, il Carroccio sarebbe obbligato a togliere la dicitura Salvini premier, con ovvie conseguenze non solo per il leader del partito, ma anche per gli equilibri interni, perché quella sigla nasceva anche come corollario al progetto di una Lega nazionale”. Invece, senza l’indicazione di Salvini premier, “lo scontro già in atto tra partito del Sud e fautori della Lega Nord potrebbe aumentare”. Ma Salvini l’avrà messo in conto? Fornaro riflette: “Vedendo alcune sue dichiarazioni di mesi fa, direi di sì. Ma era anche un’altra fase politica”. Senza Roberto Vannacci a seminare il terrore tra le destre. Dopodiché, a detta di Fornaro neppure Forza Italia può stare tranquilla: “A mio avviso, dovrà togliere la scritta Berlusconi presidente dal simbolo”. Ma l’ex premier non c’è più… “Vero, ma la dicitura si riferisce comunque alla sua esperienza a palazzo Chigi. Credo che almeno la parola presidente vada rimossa”.
Nel caso dei forzisti, come della Lega, parliamo di un obbligo giuridico di adeguarsi, o di un tema di opportunità? “Siamo ai limiti del respingimento del simbolo, in caso ignorassero la norma. Noi comunque come Pd presenteremo emendamenti sull’argomento”. Divagando: anche lei come Giuseppe Conte ritiene che il centrodestra fermerà il testo in Senato, nel timore di favorire Vannacci? Fornaro premette: “È evidente che il Melonellum è stato pensato per un sistema bipolare, quindi Futuro Nazionale in quest’ottica può rovinare i piani della destra, anche perché chi non arriva al 42% non prende il premio di maggioranza, facendo sì che i seggi vengano assegnati in modo proporzionale”. Detto questo? “Vedendo come va di fretta la destra alla Camera, con il presidente di Commissione che ha messo la tagliola (tre minuti a intervento di vece di dieci, ndr), mi pare difficile che rallentino in Senato. Ma certo, mi auguro che a Palazzo Madama si fermino, per il bene del Paese”.

