di Arturo Scotto
Finalmente partiti. Da Augusta alle 16 del pomeriggio di ieri, sulle note di Bella Ciao. Siamo sulla Karma, che abitualmente si occupa di salvataggio, segnalazione e assistenza in mare dei migranti. È una barca della flotta di Tom ovvero “Tutti gli Occhi sul Mediterraneo”. Si tratta di un omaggio esplicito dell’Arci – che promuove questa iniziativa – a una figura straordinaria del pacifismo italiano, Tom Benettollo. Un uomo verso cui tanti della mia generazione, che hanno iniziato a militare a sinistra agli inizi degli anni ’90, conservano un debito morale. Per il coraggio, per l’intelligenza politica, per il respiro culturale della sua testimonianza.
Il nostro equipaggio è formato da otto persone: Annalisa, Paolo, Margherita, Giacomo, Mirta, Saverio, Yassin e il sottoscritto. Esperienze e generazioni diverse che si sono incrociate in questa avventura inedita.
Sono passati dieci giorni da quando siamo arrivati a Catania per unirci alla Global Sumud Flotilla. Sembra un secolo. Abbiamo partecipato alle riunioni preparatorie, ai training sulle situazioni di rischio, ai corsi per stare in mare. Ma soprattutto abbiamo aspettato che, dopo gli attacchi dei droni a due barche a Tunisi, salpasse da lì il resto della flotta.
A bordo della nostra barca a vela abbiamo quasi mezza tonnellata di aiuti, una goccia nel mare rispetto a quello di cui avrebbe bisogno la popolazione di Gaza. Eppure, queste diciannove barche che partono dall’Italia, insieme alle altre che sono partite da Barcellona facendo tappa a Tunisi, rappresentano la più grande missione umanitaria degli ultimi decenni.
Non era scontato: se guardo a quanto sia stato difficile in questi mesi far emergere con forza nel dibattito pubblico la centralità della causa palestinese si tratta di un mezzo miracolo. Sono quarantaquattro le delegazioni da tutto il mondo, quasi seicento le persone coinvolte nella traversata e una mobilitazione popolare a sostegno senza precedenti.
Nei giorni prima della partenza non si contavano gli inviti che abbiamo ricevuto per iniziative in giro per la Sicilia per spiegare la natura della missione e i cortei e i presidi organizzati in ogni città. Alla manifestazione della CGIL a Catania, il 6 settembre, un gruppo di signore della comunità valdese si sono avvicinate a me e ad Annalisa Corrado dicendo che erano disponibili a ospitarci fino a quando non sarebbero partite le barche: volevano essere a loro modo partecipi di questa impresa.
In cinque giorni, tra fine agosto e i primi di settembre, solo a Genova l’Ong Music for Peace ha raccolto 300 tonnellate di cibo, acqua, medicinali, persino giocattoli. In Sicilia nei giorni del perfezionamento della Flotilla sono state raccolte altre circa 200 tonnellate.
Un flusso spontaneo di solidarietà che dovrebbe far riflettere tutti, a partire da chi guarda con diffidenza questo movimento che è cresciuto come un’onda in meno di un mese e che sta facendo discutere il mondo. E forse incute timore a tanti governi, non solo occidentali, che si sono distinti per inerzia e molto spesso per complicità.
Ci vorranno almeno dieci giorni per raggiungere le coste di Gaza. Ma la cosa più complessa alla fine era proprio mettere le barche a mare. Oggi, mentre costeggiamo la zona orientale della Sicilia e ci avviciniamo a Porto Palo, la punta estrema dell’Italia, sembra tutto meno difficile. Perché il vento comincia a soffiare forte.


