di Andrea Carugati
Arturo Scotto, deputato Pd. Dal caso Roggero a quello di Bologna, le destre stanno alzando il tiro sui temi della sicurezza in modo esponenziale.
Strumentalizzano la cronaca per costruire la loro piattaforma politica e lo stesso modo di governare. Non c’è mai stato nella storia repubblicana un uso politico così spregiudicato dell’emotività a fini elettorali. Lo abbiamo visto prima con Rogoredo, quando Salvini ha cavalcato per giorni la presunta autodifesa del poliziotto per essere poi smentito dalla stessa polizia. Ora con Roggero e i fatti di Bologna. Questo uso politico della cronaca è un passo verso un’idea di regime: si legifera per assecondare paure ancestrali, non per risolvere problemi. Emerge un’idea di irregimentazione della società cui noi contrapponiamo le libertà costituzionali.
A Bologna, dopo la morte di Abderrahim Fakir durante un fermo di polizia, il sindaco Lepore ha convocato una manifestazione. Salvini e Fdi l’hanno accusato di aizzare la piazza contro la polizia.
Lepore ha fatto la scelta giusta, dentro la grande tradizione democratica di una città come Bologna. È successo un fatto grave, su cui si dovrà indagare fino in fondo. Il video ha fatto venire in mente a molti i metodi dell’Ice e il caso di George Floyd. Ed è quindi giusto che Lepore chieda alla città di mobilitarsi per dare una risposta inclusiva e, in primo luogo, di solidarietà verso la vittima e la sua famiglia.
La destra ha una strategia, oppure è vittima delle proprie contraddizioni, del tentativo di rincorrersi l’un l’altro?
La strategia è comune: tornare a prima di Beccaria, mettere sotto i piedi lo stato di diritto, porre fine alla separazione dei poteri: non ci sono riusciti col referendum, ci provano per altre strade, costruendo una situazione in cui la tensione diventa la normalità, in cui il populismo penale non trova argini. Vogliono portarci nel far west dei pistoleri. Ma la bestia non è mai sazia, e dunque ora la rincorsa a Vannacci sta spostando il limite sempre più in avanti verso la barbarie.
Con il caso Roggero c’è stato un salto di qualità? Nordio, spinto da Meloni, ha provato a scavalcare Mattarella con una fuga in avanti sulla grazia.
C’è senza dubbio un attacco all’argine democratico rappresentato dal Quirinale. Non si era mai visto un premier che inizia a parlare di successione al Quirinale, rivendicando quella casella per la sua parte politica, tre anni prima della scadenza del mandato, con quello che è molto più di uno sgarbo istituzionale, ma un tentativo di intimidazione. Con Roggero, nello specifico, l’obiettivo è una giustizia fai-da-te, che avrebbe come conseguenza un paese più armato e dunque più insicuro, in cui c’è il fermo preventivo per i ragazzini e l’intero governo difende un signore che ha ucciso due rapinatori in fuga sparando alle spalle.
La reazione del centrosinistra sembra timida. C’è il tentativo di non rincorrere la destra sui suoi temi. Ma, a forza di parlare d’altro, non rischiate di soccombere?
Non ci faremo mai stringere su questa agenda fondata sulla vendetta e sulla paura, una narrazione distopica dell’Italia costruita per negare le vere emergenze che sono i salari, le morti sul lavoro, l’inflazione che in 4 anni, lo dice Bankitalia, ha eroso l’11% dei risparmi degli italiani. In questi giorni torridi hanno dimezzato i fondi per la cig per il caldo rispetto allo scorso anno. Schlein fa bene a non entrare in un campo di gioco apparecchiato da loro e a sfidarli sulle vere emergenze.
In un video Vannacci ha raffigurato Schlein e Conte nella fossa dei leoni, pronti a essere giustiziati come nell’antica Roma.
Spostano ogni giorno più in avanti il limite del tollerabile, ora anche sui paletti del confronto democratico. Qui si arriva a evocare l’eliminazione degli avversari politici, in un contesto in cui la consegna del fascio littorio da Meloni a Vannacci segna la fine della destra di governo e l’inizio dell’era dei generali, con milizie a disposizione per colpire immigrati e avversari, le nuove camicie nere. È puro trumpismo.
Queste mosse segnalano più arroganza o più debolezza da parte della destra di governo?
C’è la certificazione di una crisi profonda tra Meloni, i suoi alleati e il paese. Uno dei frutti di questa crisi è Vannacci, che loro hanno allevato e candidato. E ora, invece di arginarlo, corrono all’inseguimento. Vogliono una campagna elettorale solo su questi temi: finta sicurezza e caccia al nemico. Noi faremo l’opposto, senza sottovalutare l’allarme democratico, la sfida in atto contro la Costituzione.

