di Arturo Scotto
Il punto è ammazzare il tempo. Sono già duecento miglia di cammino fatto, ma non siamo nemmeno a un quarto del viaggio verso Gaza. Significa altri 7-8 giorni di navigazione, salvo imprevisti.
Tenersi in linea con altre quaranta barche, provare a conservare tutti un’andatura analoga che non va mai oltre i sei nodi vuol dire che la parola d’ordine prevalente è pazienza. O – come spiega la traduzione del termine “Sumud” che presta il nome alla Flotilla – “perseveranza”. Significa che si parte insieme e si arriva insieme e nessuno può immaginare di prendere il largo da solo.
Non è facile navigare tranquilli, soprattutto per chi non è abituato a fare mille miglia consecutive su una barca di quarantaquattro piedi. Il che vale per la stragrande maggioranza delle persone a bordo, tranne i nostri tre skipper che vengono da esperienze molto consolidate di lunghe tratte. Il capitano “Jack” addirittura ha compiuto una traversata su una barca di dimensioni simili dall’Italia alla Nuova Zelanda in un anno, pause comprese.
La xamamina in ogni caso è la principale alleata di molti membri dell’equipaggio, i turni sono dettati dalla fase in cui essa fa effetto, anche se sembra che questo problema cominci a diluirsi man mano che si prende il largo. Per fortuna al momento – tranne un po’ di difficoltà nei movimenti sottocoperta dovuti al moto ondulatorio della barca – il mal di mare non mi ha colto, al contrario mi tocca qualche volta fare un po’ di assistenza non prevista. Ma non mi faccio troppe illusioni: prima o poi toccherà anche a me, speriamo non troppo vicino alle coste di Gaza.
Ho addirittura, naturalmente accompagnato e ben istruito dalla vicecapitana Mirta, potuto per un po’ stare al timone della Karma. E non è successo niente, siamo ancora tutti interi e la barca non si è rovesciata né ha perso troppe posizioni. Cosa affatto non scontata.
Ci fanno compagnia le decine di collegamenti con tutta l’Italia. Video e telefonate a tutte le ore con le piazze più importanti e quelle più remote. Tantissime Feste dell’Unità, il cui calore rappresenta davvero un incoraggiamento impareggiabile. La mobilitazione di queste ore è commovente, ha attraversato tutti gli strati sociali, generazioni diverse, tanto mondo del lavoro a partire dalla CGIL.
Mi è capitato ad esempio di salutare via telefono un partigiano genovese, Giordano Brusco detto “Giotto”, che proprio ieri ha compiuto un secolo tondo tondo e ha deciso di rifiutare i regali chiedendo di destinarli alla Global Sumud Flotilla. Un gesto di una potenza simbolica enorme che ricongiunge idealmente la lotta di liberazione dal nazifascismo – Genova fu Medaglia d’oro della Resistenza – al dovere di solidarizzare con un popolo che sta subendo un genocidio. Proprio da coloro che presero le armi per liberarsi dall’invasore arriva un messaggio di pace, quello che nella nostra Costituzione richiama al ripudio della guerra.
E dunque il no alla corsa al riarmo, la reazione che viene ad esempio da Ravenna, dai suoi cittadini, dai suoi lavoratori, dai suoi amministratori: quel carico di esplosivi non passa da questo porto, non arriverà a Israele; non contribuirà a fare altri morti e feriti a Gaza o in Cisgiordania.
È la reazione di un paese che ha capito molto prima di una parte delle sue classi dirigenti il baratro in cui sta finendo il mondo, dove i muscoli prendono il posto della parola, del dialogo, della diplomazia.
Intanto nella tarda serata è partita l’ultima barca da Siracusa. È Alma, quella dove è salita Greta Thunberg. Aveva bisogno di qualche riparazione, ma ci raggiungerà in due giorni perché va a motore. Un nostro amico a terra che ha dato una mano enorme per coordinare i lavori sulle decine di barche prima della partenza ci ha raccontato che prima della partenza gli hanno portato un po’ di pizza Margherita per affrontare meglio il viaggio. Quando torno, sarà la prima cosa che mangerò…

