di Arturo Scotto
Ci sono venuti a fare visita di nuovo. A partire dalla mezzanotte, stavolta con qualche intenzione meno pacifica. Finora i droni si erano limitati a prendere le misure, ma oggi, ormai nei pressi di Creta, hanno cominciato a colpire la Flotilla a modo loro.
L’avvio dell’operazione è avvenuto via radio, quando improvvisamente, sul Canale 16, tutte le barche hanno cominciato ad ascoltare Dancing queen degli Abba. Solo un attimo per pensare allo scherzo di qualche buontempone, prima di capire che era il modo per isolare le nostre comunicazioni prima di attaccarci. Sono state lanciate flashbang – ne abbiamo contate almeno tre – che sono petardi che fanno un boato pazzesco e che servono a stordire la folla durante i cortei. Poi, su alcune barche, polveri urticanti, qualche bomba sonora e anche perturbazioni indotte alle comunicazioni radio. Undici barche sono state danneggiate nelle vele, la nostra per fortuna no. I droni hanno sorvolato la Karma, ma non siamo stati presi di mira.
Ovviamente la nottata è stata molto agitata, ma abbiamo mantenuto la calma e tenuto i turni. Chi dirige la barca ha deciso di mantenere i turni notturni prestabiliti per evitare agitazioni inutili nel pozzetto – la parte esterna della Karma a poppa – perché questo avrebbe generato ancora più confusione e potenziale panico.
Stamattina Creta si vede a occhio nudo e abbiamo deciso di costeggiarla per evitare altri agguati nelle acque internazionali. Questo chiaramente rallenterà la nostra traversata, ma non la ferma.
La domanda è: da dove partono questi droni? Israele è ancora a più di cinquecento miglia, non siamo nel loro raggio potenziale di azione. E chiediamo ai governi di dirci se hanno informazioni vere su queste operazioni. E se intendono fare qualcosa che vada oltre appelli generici.
L’obiettivo della Flotilla è sempre lo stesso: rompere l’assedio del blocco navale illegale e aprire un corridoio umanitario. Di cosa hanno paura? Di poco più di quaranta barchette a vela che portano qualche aiuto? Davvero alcune tra le potenze militari più grandi del mondo possono temere una missione di questo tipo? Significa che si tratta di un potere fragile, che ha paura che a un certo punto la verità faccia capolino e disveli ancora di più la violazione palese del diritto internazionale in corso ormai da anni nella striscia di Gaza.
Noi continuiamo a navigare, con prudenza e provando a mantenere regole di sicurezza stringenti. Nel frattempo abbiamo segnalato alle autorità competenti in mare – come nostro dovere essendo Karma una imbarcazione che fa monitoraggio e salvataggio in mare in acque internazionali – anche la presenza di barconi di migranti in acque sar greche che scappavano chissà da quale guerra. Perché le tragedie in giro per il Mediterraneo sono molte e continuano purtroppo.
La strada verso Gaza è ancora lunga.


