Scotto: primo maggio, il confine tra civiltà e barbarie

Arturo Scotto - L'Unità
Immagine di Mario Rossi - La Repubblica

Mario Rossi - La Repubblica

Lorem ipsum dolor sit amet consectetur adipiscing elit dolor

Arturo Scotto

Pubblicato su L’Unità

di Arturo Scotto

No, non è un rito stanco. Il Primo Maggio oggi è più che mai la festa che delinea il confine tra la civiltà e la barbarie. E il lavoro oggi è stato ridotto a merce vile, è trattato come una variabile dipendente del mercato, non è strumento di libertà ed emancipazione, ma spesso vettore di sfruttamento e di morte.

Il caso di Paul Neera, bracciante indiano, morto il 25 aprile all’ospedale Ruggi di Salerno, abbandonato come un sacco di patate davanti al Pronto soccorso perché le gambe gli erano andate in cancrena perché erano state esposte a sostanze chimiche nocive, è soltanto uno dei casi più eclatanti. Una vicenda analoga alla tragedia di Satnam Singh nelle campagne di Latina due anni fa. Morti proletarie che non vanno oltre la cronaca nera, ma che ci ricordano che il caporalato non è soltanto la scelta di imprenditori senza scrupoli, ma un pezzo dell’ingranaggio di un sistema produttivo ingiusto e squilibrato. Che succhia vite e le sputa per risparmiare sui costi.

E non è cambiato niente da allora. Il governo prosegue con gli spot, nonostante i salari siano erosi dall’inflazione e i part-time non volontari, soprattutto tra le donne e i giovani, siano esplosi. La fotografia di un fallimento senza precedenti. Oggi arriva l’ennesimo decreto, a cavallo di questa giornata. Con i soliti annunci roboanti e una partita di giro sui soldi, senza nemmeno una risorsa fresca in più. D’altra parte è lo stesso Giorgetti che dice che la messa è finita. Siamo nei fatti davanti a una pura e semplice “manomissione delle parole”: questa la fulminante definizione di uno splendido libro di Gianrico Carofiglio che ci rimanda al cosiddetto decreto Primo Maggio del governo Meloni. Prendere una giornata di lotta e trasformarla in un megafono dell’iniziativa della destra, senza alcun tipo di connessione con la realtà se non quella che al centro si mette il lavoro. Sì, ma di quale lavoro si parla?

La destra ha liquidato il salario minimo, sostenendo che si tratta di una trovata propagandistica della sinistra che. non risolverà l’emergenza del lavoro povero. Ma non contrappone nulla per risolvere l’emergenza di quattro milioni di cittadini. Propone quello che chiama salario giusto, incentivando soltanto le imprese per le nuove assunzioni, spingendo i contratti comparativamente più rappresentativi – bene, finalmente ci sono arrivati anche loro – anziché quelli pirata. Ma parliamo di un’operazione che non farà crescere il salario di quello che sono sotto la soglia dei 9 euro. Produrrà dumping tra i lavoratori e rischia, in una congiuntura drammatica, ancora una volta di rivelarsi un semplice regalo alle imprese.

Serve una strada diversa. Il Primo Maggio o è dignità e qualità del lavoro oppure è solo una evocazione retorica. E le scelte della destra sono andate tutte nella direzione di un incremento della precarietà: liberalizzazione dei contratti a termine e del lavoro somministrato, subappalti a cascata, reintroduzione dei voucher. Scelte che parlano chiaro: la loro idea di modello di sviluppo è coniugare bassi salari con un mercato del lavoro frammentato e intermittente. Solo così pensano di competere non avendo investito sull’innovazione di processo e di prodotto, avendo incentivato il nanismo delle imprese, avendo abbandonato qualsiasi idea di politiche industriali (Stellantis ed ex Ilva i casi più clamorosi).

Per questo l’alternativa alla destra parte da una nuova legge sulla rappresentanza, da un disboscamento della precarietà, da un salario minimo legale come arma di protezione per chi non è rappresentato e fa fatica a contrattare. Parte dalle giovani generazioni. Non vogliono la legge della giungla, pretendono di non essere licenziati senza giusta causa solo perché ti sei iscritto a un sindacato scomodo o perché hai risposto male al tuo superiore. Sono il termometro di una domanda di civiltà che può cambiare la direzione del paese.

Condividi questo articolo su:

Facebook
X
WhatsApp
Telegram
Email

Lavoro e democrazia. Per una legge sulla rappresentanza.

Il 25 novembre si è tenuta a Roma la prima iniziativa di Compagno è il Mondo. Sono intervenuti tra gli altri: Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Elly Schlein, Arturo Scotto, Michael Braun, Cristian Ferrari, Michele Raitano, Alessandra Raffi.
VIDEO

SOCIAL

Comments Box SVG iconsUsed for the like, share, comment, and reaction icons
Copertina per Articolo Uno
Articolo Uno

Articolo Uno

37,242

Articolo Uno è anche
su Twitter: @articoloUnoMDP
su Youtube https://www.youtube.com/channel/UCRL6RxUdp78HEOPPW46tIgg

Carica altro

RASSEGNA