Bersani: al Quirinale chi ha nei suoi valori la Carta antifascista

Annalisa Cuzzocrea - la Repubblica
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Mario Rossi - La Repubblica

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Pier Luigi Bersani

Intervista a la Repubblica

di Annalisa Cuzzocrea

Pier Luigi Bersani vuole dire subito una cosa, e riguarda la presidenza della Repubblica. O meglio, l’idea di Giorgia Meloni che il nostro Paese sia pronto per un capo dello Stato di destra. «In Italia fai il presidente se indossi i valori della Costituzione come un abito su misura. È questo che ti consente equilibrio e terzietà, un rapporto intimo con la Costituzione. È un problema non aggirabile, a meno che non si proceda a un’avventura, e cioè a una manomissione dei meccanismi elettorali».

Crede sia quello che sta avvenendo? Che la forzatura sulla legge elettorale serva a mandare un erede del Msi al Colle?

«Loro ci stanno provando, io li sconsiglierei vivamente perché penso vadano incontro a un problema serio. Che riguarderebbe anche l’Italia e tutti noi».

Non c’è nelle file di questa destra qualcuno abbastanza attaccato ai valori della Costituzione da poter ambire a quel ruolo?

«Hanno già votato persone che avevano un rapporto intimo con la Costituzione senza potersi dire di sinistra, penso a Oscar Luigi Scalfaro, a Carlo Azeglio Ciampi, metterla sul piano degli schieramenti politici è fuorviante e strumentale. Quello che devono essere capaci di fare è: portare un nome che abbia un rapporto intimo con la Costituzione antifascista. Questa è la garanzia di terzietà».

Cosa la preoccupa della proposta di legge elettorale?

«Ci sono due mega vergogne. Una è la rottura dell’equilibrio costituzionale, perché si tratta di una legge che – per come è formulata – fa decidere a una cosiddetta maggioranza, che è in realtà netta minoranza nel Paese, su questioni come gli equilibri costituzionali e le funzioni di garanzia. Secondo: sottrae ogni possibilità di decisione al cittadino».

E se aggiungono le preferenze?

«Io sono per i collegi molto piccoli, solo in subordine accetto anche le preferenze, non sarebbe comunque quello a risolvere il problema».

Questa legge, con l’ascesa di Roberto Vannacci, conviene ancora al centrodestra?

«Forse no, e di certo tutti loro hanno interessi troppo divaricati e contraddittori, ma l’intenzione del governo di farla passare c’è. Sulla destra e Vannacci, vorrei che anche il nostro mondo capisse una cosa fondamentale».

Quale?

«Vannacci è per caso alternativo alla destra? No, è concorrenziale. Quello che fa è mettere più pepe sugli stessi slogan di Meloni e Salvini. Quindi se la vedano tra loro. Quello che dobbiamo fare noi, è combatterli tutti e tre».

Il punto è trovare un modo efficace di farlo, evitando di amplificare i loro messaggi.

«Solleverei un altro problema: nessuno può negare che le destre mondiali, comprese le nostre, mettano in discussione alcuni fondamentali principi liberali: la divisione dei poteri, la laicità dello Stato, il metodo scientifico, perfino l’habeas corpus come abbiamo visto con Trump. Sono questioni che devono preoccupare solo la sinistra o anche i liberali? Dove sono i liberali? Sono disposti a vendere Montesquieu in cambio di uno sgravio fiscale?».

Non vede un risveglio, rispetto ai pericoli illiberali che la destra mondiale incarna?

«Lo vedo, incoraggiamolo».

Per incoraggiarlo serve un’alleanza larga?

«Dopo il referendum bisogna riconoscere che un certo cambio di passo si comincia a vedere sul nostro fronte. Al di là delle foto, ci sono le manifestazioni convocate insieme, le battaglie comuni sulla legge elettorale e sulla Rai. Qualcosa si muove anche nella società: forse non siamo molto lontani da un’intesa tra sindacati e imprese sulla rappresentanza e la contrattazione, un altro elemento enorme che va incoraggiato».

Come?

«I tre soggetti protagonisti dell’alleanza, Pd, M5S e Avs, devono avviare un’estate di lavoro per dare risposta a tre cose. Chi siamo noi? Cioè, i valori. Se vogliamo parlare in particolare alla nuova generazione dobbiamo dire chi siamo a partire dai principi fondamentali: no alla guerra; no alle gerarchie tra gli esseri umani; economia di mercato sì, società di mercato no. Se vuoi star bene, devono stare bene un po’ anche gli altri. E poi: cosa vogliamo?».

Il famoso programma che non arriva mai?

«Bisogna mettere lì alcuni elementi di base che abbiano il timbro di una svolta in materia economica e sociale. La terza cosa da fare subito è dire: noi non bastiamo. Né come schieramento né come programma. Quindi mettiamo in campo un percorso di allargamento e di dialogo con tutti i soggetti politici interessati, ma soprattutto di partecipazione diffusa nel Paese. Questo è il nostro autunno, perché le cose possono accelerare».

Dimentica la leadership.

«Dentro questo percorso si risolve anche quello, con la responsabilità e la generosità dei gruppi dirigenti. E una volta che si decide, si parli con una voce sola. Anche sul nome, non è che facciamo un concorso».

Alleanza per la Costituzione?

«A me van bene tutti, basta che me lo dicano insieme».

Si può anche fare a meno delle primarie?

«Si può fare tutto. E se anche le primarie ci saranno, dovranno arrivare a valle di un processo di aggregazione, di unificazione. Se metti in moto l’esercito, puoi anche scegliere il capo in quel modo lì».

Ha senso porre un veto su Matteo Renzi?

«Porsi il problema di far campagna contro Renzi mi pare privo di senso, non ne vale la pena. Io sono per i ravvedimenti operosi. Poi vorrei dire a quelli che hanno le perplessità di stare molto tranquilli, perché noi siamo vaccinati. Non abbiano paura, non siamo ingenui».

Servono clausole antiribaltone per garantire fedeltà all’intesa?

«Ma lasciamo stare! Non andiamo dal notaio, per favore. Cerchiamo di usare l’apertura, la generosità e l’esperienza. Il centrosinistra non è la destra. I nostri hanno bisogno di sentirsi in una grande compagnia plurale con dei valori, dei contenuti».

La Chiesa di papa Leone, che sui migranti ha fatto un discorso molto potente da Lampedusa, sta supplendo alla sinistra sulla questione sociale?

«Non parlerei di supplenza, ma Leone conferma che davanti a problemi geopolitici enormi avremmo bisogno di un fronte umanista: la sinistra egualitaria, i liberali autentici e le sensibilità religiose. Sui migranti la ricetta della destra – peggio li tratto e meno vengono – si è dimostrata demenziale. Perché se vuoi controllare l’irregolarità, devi allestire una vera regolarità. Non quella colabrodo dei flussi che ci stanno riempiendo le strade di gente che non sa dove sbattere la testa. E poi l’umanità: è una vergogna che l’Europa non metta tra le sue priorità quella di salvare le vite».

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Lavoro e democrazia. Per una legge sulla rappresentanza.

Il 25 novembre si è tenuta a Roma la prima iniziativa di Compagno è il Mondo. Sono intervenuti tra gli altri: Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Elly Schlein, Arturo Scotto, Michael Braun, Cristian Ferrari, Michele Raitano, Alessandra Raffi.
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