Don Ferrari: Almasri, ferita aperta, l’Italia non ha pensato alle vittime

Alessia Candito - la Repubblica
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Mario Rossi - La Repubblica

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Intervista a la Repubblica

di Alessia Candito

«Ci vuole sempre prudenza quando si parla di Libia. Se davvero Almasri verrà consegnato alla Corte penale internazionale, sarà davvero una svolta importante. Ma la parabola di Bija (ufficiale di alto grado della Guardia costiera e re dei traffici di esseri umani, droga e petrolio, ricercato dalla giustizia internazionale, ndr) prima arrestato, liberato e promosso e nel giro di poco ammazzato, dimostra come gli equilibri lì siano sempre molto fragili». Cappellano di bordo di Mediterranea e insieme a Refugees in Libya, impegnato nel supporto umano e spirituale ai migranti anche in Tunisia, don Mattia Ferrari non si sbilancia sull’arresto di Osama Njeem Almasri.

Secondo il premier Dbeibah segna la fine delle detenzioni illegali. È davvero così?

«Lo speriamo davvero. Ma oltre a Mitiga e alla rete di lager controllati da Almasri ci sono decine di altri centri formali e informali. Anche quelli del Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale, oggi in mano a Mohamed al Khoja, secondo agenzie Onu, associazioni per i diritti umani e le testimonianze che noi raccogliamo, sono teatro di orrori indicibili».

Cosa succede lì dentro?

«Le cose più terribili che si possano immaginare. Io stesso ho dato l’ultima benedizione a persone che sono morte per le torture e gli abusi che hanno subito, o per l’impossibilità di curarsi dopo».

Medici senza frontiere è stata espulsa dalla Libia proprio per l’assistenza data ai migranti

«La situazione lì è terribile. Ce lo raccontano ogni giorno. Per questo vogliamo sperare che agli annunci seguano fatti concreti. Abbiamo perso amici dentro e fuori i lager in Libia, o in mare per catture e naufragi, o nel deserto dove sono stati abbandonati»

La Libia ha arrestato Almasri, l’Italia lo ha liberato. Un paradosso?

«È stata e rimane una ferita che chiede riconciliazione. Non solo per le persone che hanno subito torture e abusi e ne portano i segni, ma anche per noi che viviamo una fratellanza con loro. Si tende a dimenticarlo, ma nella vicenda Almasri ci sono in ballo le vite e le sofferenze delle persone. È una questione politica nel senso più largo del termine».

Quale sbocco dovrebbe avere?

«Almasri deve essere consegnato alla Cpi e deve parlare, chiarire le pagine ancora oscure sulle mafie libiche, sui rapporti che ha avuto, altrimenti non ci sarà mai verità. E senza verità non ci può essere giustizia, né riconciliazione».

Chi teme le parole di Almasri?

«Probabilmente chi ha avuto rapporti con lui nell’ombra, spero nessuno, di certo non ne ha chi ha sempre operato per il bene comune e nel rispetto dei diritti umani».

Parlando di mafie libiche, è appena iniziato il processo per le minacce che ha ricevuto da quello che ne viene definito il portavoce.

«Anche quella è una piccola pagina di verità che va ricostruita. L’account da cui sono arrivate da anni pubblica foto delle operazioni delle milizie e persino documenti riservati di apparati militari italiani ed europei. È importante capire per chi, perché e come sia possibile».

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Il 25 novembre si è tenuta a Roma la prima iniziativa di Compagno è il Mondo. Sono intervenuti tra gli altri: Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Elly Schlein, Arturo Scotto, Michael Braun, Cristian Ferrari, Michele Raitano, Alessandra Raffi.
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