«Guccini non amava il Pci». La “locomotiva” di D’Alema

Carmelo Caruso - Il Foglio
Immagine di Mario Rossi - La Repubblica

Mario Rossi - La Repubblica

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Massimo D'Alema

Colloquio con Il Foglio

di Carmelo Caruso

Massimo D’Alema, ha mai canticchiato La locomotiva di Guccini? «Era una canzone disperata, che finiva con lo schianto, con la morte. Quella canzone è esattamente il contrario della sinistra, del modo di ragionare del Pci. La sinistra è stata gioia, voglia di vivere, Il cielo in una stanza di Gino Paoli, La storia siamo noi di De Gregori e poi Lucio Dalla, Antonello Venditti. Guardi che a noi piacevano le canzoni d’amore. Non abbiamo avuto solo cantori di tristezze, quel genere letterario frusto. Guccini è stato un compagno di strada sonoro, ma non aveva nulla della sinistra ufficiale. Non era comunista, non era inquadrato, era critico con il Pci. Era un originale, l’interprete, insieme a Giovanna Marini, della musica colta». E però c’era, nell’immaginario dei comunisti, La locomotiva “lanciata a bomba contro l’ingiustizia”, così come c’è ancora l’immagine di Berlinguer, i suoi occhiali, la giacca di Occhetto, il baffo di D’Alema, il suo. D’Alema allora si zittisce quasi per un minuto, fa un leggerissimo colpetto di tosse. Lo conosceva? «Non siamo mai stati amici» e poi, quasi a volere precisare, fare chiarezza, ricorda: «Guccini era un socialista, ancora prima di Democrazia proletaria. Non ha mai avuto simpatia per i comunisti».

E D’Alema, aveva simpatia per i cantautori? «Ero segretario della Fgci quando abbiamo riunito a Ravenna i cantautori della nostra generazione». Il primo presidente comunista a guidare un governo utilizza l’espressione «allora eravamo giovani» e suggerisce di aprire l’album della sua famiglia. «Era il 1976 e a Ravenna vennero a cantare De André, Paoli, Guccini, Venditti e De Gregori. C’erano tutti. Fu qualcosa di memorabile. I cantautori sono sempre stati i compagni di strada del Pci, e poi ci sono stati quelli che hanno scelto di militare. Penso a Gino Paoli che volle candidarsi e che venne eletto con il Pci. È stato deputato, serissimo. Io ero capogruppo e Paoli scelse la commissione Trasporti per occuparsi di politica portuale. Me lo ricordo. Ricordo il suo impegno, il suo lavoro. Eravamo amici. Paoli ci teneva a dirsi comunista». Si comprende che la sua predilezione va a Paoli e, quasi a voler fare una confessione, ripete: «A noi comunisti piacevano le canzoni d’amore, mentre La locomotiva era la canzone romantica delle lotte degli anni Sessanta e Settanta. Guccini fa parte della storia della mia generazione, una generazione che ha militato, è diventata classe dirigente, anche se poi ha fatto finta di dimenticarsene». Esistono gli smemorati di sinistra? «Esistono, ed esistono anche i giornalisti pentiti, i rinnegati». Chi ha perso la memoria? «Non mi va di fare nomi». Gli dico allora che ho il dovere di chiederlo e D’Alema: «È una frase che mi dicono in tanti: “Presidente, ho il dovere di chiederlo”. Sa qual è il vero privilegio? Dire: e io ho la fortuna di non doverle rispondere. Ma lei mi parlava di Guccini…».

La sinistra di oggi, con le sue divisioni in politica estera, non somiglia alla Locomotiva? D’Alema risponde: «Per niente. Pensi a cosa accade in America. La sinistra è vitale. In Michigan Abdul El Sayed ha vinto le primarie. La sinistra ha un orizzonte vitale. Guccini, ora che mi fa pensare, era un socialista di matrice libertaria, contrario alla solidarietà nazionale. Solo successivamente si è avvicinato al Pds, ha votato per noi». Gli domando chi voterebbe D’Alema alle primarie tra Schlein e Conte, ma il comunista che è stato “a Mosca l’ultima volta”, come il titolo del suo diario, il viaggio con Berlinguer, dice che questa domanda è fuori dallo spartito. La sinistra italiana, come La locomotiva, “corre, corre, corre verso la morte”? D’Alema, che è tentato dal chiudere il telefono, scandisce che «la sinistra può vincere le elezioni» e che questo «è il paese della destra razzista, governato da Maga Magò». Meloni? «Maga Magò». Ancora una volta si zittisce e i secondi appaiono interminabili, come se avesse chiuso la conversazione. Si sente ancora il fiato, quasi un piccolo sbuffo di vento: «La sinistra può vincere. C’è una ventata giovanile e si è vista al referendum sulla giustizia. Meloni ha perso il referendum per i giovani. Sono i ragazzi indignati dai massacri al popolo palestinese, che si oppongono alle guerre». Anche al riarmo? «Anche. Il riarmo e la guerra. Il problema del centrosinistra è come dare forma politica a quel sentimento, ma questo non c’entra più nulla con Guccini. Avevamo iniziato con La locomotiva…».

Qual è la canzone della sinistra? Chi è il cantautore della storia comunista? «Se non fosse troppo snob per riconoscerlo, quel cantautore è Francesco De Gregori. La sua La storia siamo noi è la canzone del popolo comunista». E qual è la canzone che ha cantato D’Alema, quando è stato felice, la canzone d’amore? «Ho cantato Azzurro. È Azzurro la mia canzone».

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