Rotta per Gaza: si riparte, ringraziando il presidente Mattarella/8

Arturo Scotto
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Mario Rossi - La Repubblica

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Foto di Annalisa Corrado
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di Arturo Scotto

Siamo ripartiti ieri, dopo una pausa di due giorni in rada a Creta che ci è apparsa lunghissima. Ci accompagna un Meltemi molto fastidioso, che fa sbandare la nostra barca e impedisce di muoversi facilmente. Sembriamo una ciurma di ubriachi che non riescono a fare nessun movimento lineare senza apparire buffi.

Anche i droni sono tornati a manifestarsi, stavolta inoffensivi, forse per la presenza delle due fregate – spagnola e italiana – a distanza molto più ravvicinata di quanto immaginassimo.

Alcuni attivisti sono scesi a terra e hanno abbandonato la missione. Scelta comprensibile: lo stress è molto alto, la tensione si fa sentire, l’attacco dei droni ha scavato molto e aumentato la percezione di pericolo. Oltre che, chiaramente, la difficoltà di tenere insieme delegazioni di diversi paesi: un esperimento, dal punto di vista politico, tutt’altro che scontato.

Nel frattempo si sono mosse cose. Finalmente. Nonostante gli ammonimenti del governo italiano, impantanato in almeno quattro posizioni diverse: Salvini che si è autonominato portavoce di Netanyahu, Tajani che si appropria di tentativi di mediazione altrui, Crosetto che almeno una risposta la offre con le fregate militari che accompagnano la Flotilla e Meloni che pensa di ottenere un dividendo elettorale per le Marche attaccando l’opposizione e sfoderando il suo proverbiale vittimismo.

Appaiono da qui, a poco meno di quattrocento miglia da Gaza, posizionamenti da cortile di una classe dirigente che non ha fatto i conti con la tragedia palestinese ma che soprattutto non sa quali risposte dare al movimento che sta a terra, che sta riempiendo le piazze di tutta Italia e che ha capito che la Flotilla è l’innesco di qualcosa più grande. Una domanda di giustizia che è persino più grande della questione palestinese.

Ci parla di un ordine mondiale da costruire sul diritto e non sulla prepotenza. Mattarella ne ha riconosciuto il valore morale e politico, e questo non era scontato. Il presidente va ringraziato, e il suo appello a trovare una soluzione in linea con le proposte del Patriarcato latino di Gerusalemme va accolto e perseguito. Significa aprire finalmente un corridoio umanitario autonomo e non dipendente dalle decisioni dell’Idf. Comprese quelle più feroci e sfacciate.

È di ieri la denuncia di Music For Peace: tramite la Farnesina sarebbe arrivata la richiesta di eliminare i biscotti, il miele e la marmellata dai pacchi alimentari a Gaza. Troppo calorici, soprattutto per i bambini.

Naturalmente, un po’ di giornalismo retroscenista ha interpretato le parole del presidente della Repubblica come un monito a scendere dalle barche, a partire dai parlamentari. Non è così. La preoccupazione per l’incolumità degli attivisti espressa dal Capo dello Stato è sacrosanta. La nostra funzione a bordo delle barche è quella di scorta istituzionale. E tale resta.

Mentre l’attacco in acque internazionali rappresenta un precedente che andrebbe accompagnato da un’indagine internazionale indipendente per fare chiarezza. Non si possono colpire imbarcazioni, a maggior ragione in missione umanitaria, come se si giocasse al tiro al bersaglio.

Questo il governo italiano dovrebbe dirlo con più forza. A proposito di chi è aggredito e di chi è aggressore.

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Il 25 novembre si è tenuta a Roma la prima iniziativa di Compagno è il Mondo. Sono intervenuti tra gli altri: Pier Luigi Bersani, Maria Cecilia Guerra, Elly Schlein, Arturo Scotto, Michael Braun, Cristian Ferrari, Michele Raitano, Alessandra Raffi.
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