Intervista a Il Fatto quotidiano
di Wanda Marra
«Penso che le primarie si faranno. Io sosterrò Elly Schlein». Va dritto al punto Arturo Scotto, ex Articolo Uno, vicino alla segretaria, da sempre parte dell’ala pacifista del Pd.
Onorevole, come si devono fare i gazebo?
Condivido quello che ha scritto il vostro direttore Travaglio quando dice che non possono essere un concorso di bellezza. Ma il punto di partenza dev’essere una base comune che sciolga tutti i nodi, innanzitutto valoriale poi programmatica. Primo, nessuna gerarchia tra gli esseri umani: le reazioni del governo ai fatti di Ceuta sono state il punto più basso della destra. Secondo, la rimozione degli ostacoli che rendono effettiva l’uguaglianza tra le persone. Terzo, la pace come politica. Temo si sia radicata in un pezzo delle classi dirigenti l’idea dell’inevitabilità della guerra, ma la pace significa rimuovere le cause dei conflitti, prevenire l’avvitamento di odi e rancori, rimettere davanti la diplomazia.
Per Conte chi vince le primarie decide la linea pure sull’Ucraina.
È un’impostazione sbagliata. Il leader che vincerà le primarie deve farsi carico di una condivisione a monte sugli impegni più spinosi.
Sull’invio di armi a Kiev però la distanza sembra incolmabile. Qual è il punto di caduta?
Dobbiamo partire dal sostegno al Paese aggredito, ma prima ci vuole un’iniziativa diplomatica, attualmente inesistente. Mi viene in mente il 2006, con il secondo governo Prodi e un faticoso accordo tra Ulivo e Rifondazione. Venivamo da quattro anni in cui sulla missione in Afghanistan le posizioni erano distinte, mentre c’era unità piena sul no a mandare le truppe in Iraq. Il compromesso fu il sì alla missione in Afghanistan vincolato al processo di pace. Il governo non cadde sulla politica estera. Serve un impegno diplomatico dell’Europa che produca un inviato Ue che vada a negoziare. La politica può fare tutto, se vuole.
Secondo la pentastellata Virginia Raggi, il Pd deve scegliere da che parte stare, tra pacifisti e bellicisti.
È un’affermazione del tutto sbagliata. Il Pd è il partito della pace.
Eppure la minoranza si è scagliata contro la risoluzione in cui dicevate no al riarmo.
Rispetto l’opinione di tutti, ma non si può dire che la scelta di adottare una posizione unitaria sia il cedimento a qualcun altro. È la linea di Schlein.
Ma lei tra l’intervista al Foglio e i dialoghi con Gentiloni e Draghi, sta mandando segnali a quella parte.
Francamente non capisco. Al Foglio dice le cose che sostiene da anni e poi sottoscrive una risoluzione secondo la quale vanno riconsiderate le spese per gli armamenti. Quanti esami deve ancora superare Schlein?
Un pezzo di partito sosterrà Conte ai gazebo?
Se si candida la segretaria, il Pd la sosterrà.
Temete Silvia Salis?
Sto alle cose che ha detto: ovvero che non correrà.

